Little Eataly

2012/08/10 § 10 commenti

Sono stato da Eataly, quello a Roma, dietro la stazione Ostiense. Non credo di averlo compreso. È un posto elitario di massa, è come se fosse stato pensato da due persone diverse, o per un altro luogo, o per troppi obiettivi. Me ne avevano parlato benissimo e adesso sono deluso.

Essendoci stato un giovedì di agosto, speravo non fosse proprio deserto: infatti era pienotto. Bene, mi sono detto. Non si faceva a gomitate come nei primi giorni – si dice in giro che, dopo il weekend di apertura e il relativo assalto, abbiano dovuto tener chiuso il lunedì poiché il cibo era finito. Ma ieri era solo pienotto, eppure trovare un posto per sei persone è stato faticoso. D’accordo, in due è più facile e anche in quattro si è più sguscianti. Però sei persone è una cosa normale, non può essere difficile, soprattutto se mi parli di armonia, di rallentare e assaporare, di emozioni e godimento. Se mi fai sedere alle undici, dopo due ore passate tra scaffali di cibo, foto di cibo, odori di cibo e gente che mangia, l’armonia non è più raggiungibile. La mia fame è inferocita.

Ha grandi prestese, Eataly, e promette un’esperienza che poi non sa dare. Mangiando ne parlavamo e lo si è definito un grande magazzino del cibo di qualità, senza avere i prezzi bassi del grande magazzino, né la qualità umana dell’oste che, se non altro, un sorriso o un’attenzione in genere te le sa dare. L’oste del caso, del quale si era reso pubblico il nome per aumentare la prossimità emotivo-relazionale col cliente, era una sorta di buttafuori sbadato, un passaggio a livello difettoso e scocciato. Salvatore, si chiamava.

Ma la vera sorpresa è che neanche c’è la qualità del cibo. La mia amatriciana era, per non dire cruda, troppo al dente. Non sono uno difficile io, però non è difficile neppure cuocere la pasta. Soprattutto se poi chiedi tredici euro. La cacio e pepe di O. pare fosse ancora più dura. La cicoria, quella era molto buona. La cicoria la salviamo. Anche la focaccia, dài.

E niente, magari è solo la mia età che avanza e mi porta in posti fighi e per poi farmene lamentare. Però veramente è congegnato maluccio. Dovrebbe almeno essere più grande, con più tavoli e sedie. Spero migliorerà. Nel frattempo, visto che ci sono, vi dico pure l’altra cosa rilevante di iersera: a Garbatella hanno piazzato un ponte che nemmeno nel futuro. Chissà che ne pensa Özpetek.

Immagine di orlyumby

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§ 10 risposte a Little Eataly

  • Paolo scrive:

    confermo. stai diventando vecchio…:)

  • theitalien scrive:

    La mia previsione per Eataly è che possa reggere solo all’estero, dove il cibo italiano fatto bene si merita il santuario chic di Farinetti. A Roma per mangiare una cosa fatta bene non c’è bisogno di arrivare fino a Ostiense. Come dici tu, è progettata per altri posti. A New York io ci vado spesso, ma per nostalgia del Cibo con la C maiuscola. I pomodori sanno di pomodoro, il che è raro qui. A Roma meno.
    Un saluto!

    • Matteo Gatto scrive:

      Sì, anch’io me la sono immaginata ad Amsterdam, sempre piena e ordinata e fighissima (il vegliardo lì sopra potrebbe confermare). Non ho dubbi che lì a New York, o a Tokyo, vada bene. Pare però che anche in Piemonte vada molto bene, chissà perché. Qui a Roma non è cosa, credo. Non così. A meno che non ci incanalino un po’ del flusso di turisti internazionali.
      Ciao!🙂

  • A Torino stanno chiudendo???Naaa. Sono cinque anni che vanno alla grande. Idem a Genova, (che non è una ”piazza” facile) Bologna, apriranno a Bari, Milano, Firenze… Il fatto è che qui a Roma tutti pensano che i ”ristorantini” di eataly siano come le classiche trattorie, sono altro. A Torino, ricordo che all’inizio non c’era nessun tavolo, solo banconi. Qui siamo più ”difficili”. Funziona bene ovunque chissà perchè.. Ah, qualche giorno fa ho fatto scorta di birrozze artigianali e il prezzo non era per nulla male rispetto ai tanti negozi che conosco, anzi..

    Federico

    • Matteo Gatto scrive:

      Grazie per le anticipazioni sui prossimi passi eataliani.

      “Il fatto è che qui a Roma tutti pensano che i ”ristorantini” di eataly siano come le classiche trattorie, sono altro.”

      Che cosa sono, pergiove?!? Che cosa??

      “Qui siamo più ”difficili”. Funziona bene ovunque chissà perchè..”

      Ecco, va a finire che il problema è il conservatorismo socio-culturale romano. Non dirmelo.

      Sulle birre artigianali con me sfondi un portone, e noto con piacere che il fenomeno è in crescita. Non ricordo i prezzi di Eataly, però ricordo che si può assistere alla produzione della birra ed è cosa lodevole quando non pedagogica.

  • “Ma ieri era solo pienotto, eppure trovare un posto per sei persone è stato faticoso”
    “dopo due ore passate tra scaffali di cibo, foto di cibo, odori di cibo e gente che mangia”
    “Dovrebbe almeno essere più grande, con più tavoli e sedie”

    Questo perchè e diverso dalle normali trattorie. Qui probabilmente, sei posti si sarebbero trovatisenza problemi, gli scaffali di cibo probabilmente non ci sono, nemmeno le foto ecc.
    Più grande ancora???
    Io ho lavorato quasi un’anno a torino, e ci andavo spesso, e di solito mangiavo al bancone, ci andavo nella pausa pranzo o quando facevo la spesa. Non certo per una serata tranquilla con amici, magari anche con la pretesa di prenotare (come ho letto da qualche parte).
    Su scaffali e foto… ricordo che nelle Langhe e nel Roero molte botteguccie oltre a vendere i loro prodotti avevano tavoli sparsi qua e la per mangiare. Vabbè quello è un’altro mondo.
    Che funzioni bene ovunque , non sono io a dirlo, ma i fatti, poi il motivo lo lascio a te. A Bologna si mangia tra scaffali di libri e anche li, trovare sei posti tutti assieme…. la vedo dura. Bye

    PS “un posto elitario di massa..” Ehhh? Elitario e nello stesso tempo di massa??
    Ma perchè comprarmi ogni tanto un buon formaggio piemontese (esempio) è elitario?

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