Fate conto che sia un titolo in tedesco

2013/05/13 § Lascia un commento

“When you lose a final you could give up but at Bayern we do things differently.”
Josef “Jupp” Heynckes

Anche stavolta si sono candidati solo esseri umani

2013/02/24 § Lascia un commento

Anche stavolta, anzi forse a questo giro più del solito, le elezioni sono questione di sopravvivenza. E bisogna andare alle urne per salvare il Paese, di nuovo. E cambia il contesto, il plot, i volti, ma la suspance cresce, come in una grande serie tv che non riusciamo ad abbandonare. Stavamo per, sì, ma poi, quel finale di puntata…

Venerdì sono stato a sentire Kevin Hauswirth, uno che sta facendo cose eccezionali per avvicinare l’amministrazione della città di Chicago ai suoi cittadini. A margine, parlando con altri, ci siamo detti che il lavoro di Kevin in Italia sarebbe più complicato da realizzare anche perché questo è un posto straordinariamente zeppo di corpi intermedi, quelli deputati a colmare la distanza tra noi e il potere politico-amministrativo, e che però non hanno la possibilità logica di diminuire sensibilmente questa distanza poiché andrebbero a minare la ragione stessa della loro esistenza. E poi mi è venuto in mente che uno dei cambiamenti più sorprendenti che avevo affrontato in Olanda era stato vivere in una società molto poco gerarchica, dove anche il primo ministro era lì, umano, avvicinabile, mentre in Italia la distanza sociale tra un primario e un infermiere, tra un rettore e un dottorando, tra un politico e un elettore è percepita come gigantesca.

Questa premessa per dire: sono convinto che tanti italiani sentano i leader politici nazionali come enormemente distanti da loro, a prescindere da quello che dicono e fanno. E sono anche convinto che non se ne dispiacciano, tutt’altro. La passione che molti elettori dimostrano con inesorabile regolarità verso il superuomo con la ricetta giusta e le certezze di granito nasce anche dal piacere di pensare che esista colui che sa risolvere la complessità del mondo, che sa domare le forze che lo governano. C’è chi si sente così intimamente inadeguato alla realtà fino al punto di farsi guidare da chi ama dare (e darsi) l’impressione di avere un piano perfetto, facile, voilà, basta un po’ di buon senso. Un personaggio disumano, superumano, al quale agganciarsi. O un nemico infallibile, più grande di noi, da odiare e abbattere, che finisce per diventare rassicurante.

E niente, siccome tra poco andate a votare vi volevo ricordare che invece il mondo è incomprensibile e complesso per davvero, per tutti, e che state per mettere la crocetta su qualcuno e qualcosa di profondamente imperfetto, che avrà dei dubbi, dei tentennamenti, dei ripensamenti. E che farà delle cazzate.

Sette miliardi di persone, bombe atomiche, social network, religioni, indici di borsa, ravioli ripieni, uragani. Personalmente finisce per ispirarmi fiducia un candidato che mostra anche solo un po’ di incertezza.

E poi c’è quest’altra cosa: tornando alla mia circoscrizione in treno ho conosciuto un attivista fiorentino del MoVimento 5 Stelle che mi ha chiesto di non votarli, basta, sono oltre ogni aspettativa e se per caso gli toccasse governare sarebbero davvero nei guai. True story. Non ne scrivo il nome perché era gentile.

Devoto al fútbol

2013/01/09 § Lascia un commento

“Mirarlo es la mejor sensación que hay.”
Josep Guardiola

Daje.

2013/01/03 § Lascia un commento

È PROPRIO UNA GRANDE PAROLA.

[via]

ItaliaCamp, e perché sta assieme

2012/12/28 § Lascia un commento

Se ho trascurato il blog – ‘orcamiseria se mi è mancato! – è soprattutto per via di ItaliaCamp, una realtà che ormai vi devo assolutamente raccontare non tanto perché ci sono finito dentro, ma perché vi riguarda. E già raccontandola emerge la sua eccezionalità: nonostante ciò che ItaliaCamp ha fatto e fa sia importante, tocca parlare del chi fa, e del come. È quella la parte davvero notevole, nonché la meno comunicabile (storie, traguardi e tutto il resto tanto li trovate in rete).

La scintilla è stata un gruppo di amici con una naturale propensione a collaborare per creare, organizzare, fare cose. Abbastanza raro, a ben pensarci. Quando organizzi qualcosa tra amici, il fine vero del fare le cose è quasi sempre l’amicizia stessa, stare insieme e divertirsi. Per questo gruppo, invece, accade il contrario: dato che stanno assieme e si divertono, fanno cose. L’amicizia è il mezzo. Così succede che, essendo oltretutto brillanti e capaci, le cose che fanno, le fanno anche bene, ormai da una decina d’anni.

Ora, questo nucleo originario ha avuto nel tempo la capacità di allargarsi mantenendo l’identità, sulla base di fiducia e sentimento. È stata un’apertura selettiva, permeabile solo da chi condivideva quel sentimento che poi diventava legame.

Per dire: in questo 2012 ItaliaCamp ha aperto delle sedi territoriali su base regionale. Cioè, un gruppo di almeno cinque persone in ogni regione d’Italia. Non ci conosciamo tutti, non necessariamente siamo o diventeremo amici, ma quando ci incontriamo abbiamo la sensazione di essere simili, di condividere non solo uno spazio, un tempo e un’età, ma anche una forza, un desiderio, un futuro. Un sentimento. E la voglia di fare, e di fare bene, e di farlo insieme.

Eppure siamo diversi in quello che facciamo, pensiamo, votiamo, viviamo. Perché stiamo assieme? C’è questo legame, questa urgente necessità di darsi da fare, di spendersi gratuitamente, attivamente.1

Sì, va bene, ma diccelo adesso: fare cosa?

Una risposta ambiziosa: cambiare il Paese, un pezzettino alla volta. Iniziando dalle soluzioni che già ci sono, che vanno solo scovate e portate a chi le può mettere in atto. Cercare e realizzare buone idee, quindi. O, ancora meglio, colmare la distanza tra una buona idea e la sua realizzazione.

È un mondo complesso questo, che si sta intricando ulteriormente e a velocità crescente. Pensare che le soluzioni migliori arrivino sempre dall’alto, e quindi da lontano, è anacronistico. E negli ultimi due anni ci siamo accorti di un fatto neppure troppo sorprendente: il nostro Paese è/gli italiani sono/noi siamo pieni di soluzioni, progetti e buone idee che, se messi in pratica, ci migliorano la vita a partire da adesso.

ItaliaCamp non è un partito, né lo diventerà. Ma credo sia profondamente politico. D’altra parte, la politica nasce dai problemi comuni e dalla necessità di risolverli insieme.

Forse è anche questo ritorno alla concretezza e all’immediatezza che ci unisce, chissà. Ma non basta, non spiega, e riaffiora, inaffondabile, la domanda di poco fa: perché stiamo assieme?

ItaliaCamp sta assieme perché sta assieme, si autoalimenta. Sì, ma non è una risposta.

La verità è che noi facciamo ipotesi, ma in fondo continuiamo a non averlo chiaro. Abbiamo però chiaro – e io credo sia la parte davvero importante e degna di attenzione – che, se e quando qualcuno riuscirà a finalmente a rispondere, avrà teorizzato qualcosa di nuovo. Un modello di collaborazione che nella pratica funziona già oggi, qui, al di là di ogni logica o calcolo individuale. Un modello che, per quel che ne sappiamo, è unico. E nel quale potrebbe nascondersi qualche pezzo di quel puzzle incompleto che è il nostro indecifrabile futuro.

Ecco, mi pare non sia poco.

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1 A me piace pensare che questo sia un tratto caratteristico della mia generazione.

Una di quelle cose di cui si parlerà per decadi

2012/10/09 § Lascia un commento

Non solo discutere l’ipotetica bellezza, l’essenza e il lampi di mostruosità e/o perfezione del Barça è una cosa che fa finalmente onore al dibattito calcistico italiano, e che mi ha interessato molto. Ma mi è anche successo di avere qualcos’altro da aggiungere, su Fútbologia.
“Sarà troppo tardi?” mi son chiesto.
“Macché tardi!” mi son risposto. Questa è una di quelle cose di cui si parlerà per decadi.

El Pelotario

2012/10/02 § Lascia un commento

Ciao, ho centocinquant’anni e rotolo ancora, un po’ da tutte le parti. Sono guardata, ambita, temuta. Mi implorano spesso, oltre ogni buon senso. Io faccio quel che posso, che è poco, e mi limito a sognare con voi di capitare tra i piedi giusti, quelli che sanno come trattarmi e come spedirmi là dove, di solito, sono felice di andare. In rete.
Non avete idea di quante volte mi è successo, né di quanto ancora mi faccia impazzire.
In questo secolo e mezzo ho vissuto di tutto, ma non mi sento vecchia, anzi: mi pare solo di essere grande abbastanza da potermi guardare indietro e raccontarvi le mie avventure preferite.