Un post sul Natale, eh già

2013/12/25 § 5 commenti

Che cosa sia davvero il Natale mi sembra di averlo capito solo adesso, la notte prima del trentesimo.

Da bambino, attorno ai sette anni, ho dedotto l’inesistenza di Babbo Natale, avviando così di mia iniziativa la complicità col mondo adulto in quell’enorme complotto mondiale a danno dei più ignari e piccini.

Mamma: “Che cosa pensi di Babbo Natale?”

Io, a botta praticamente sicura: “Che non esiste.”

E da lì in poi non è esistito più.

Qualche anno più tardi utilizzavo l’esempio Babbo Natale per spiegare le difficoltà dell’ateismo ai miei amici credenti. E ho disprezzato la religiosità del Natale come solo a un adolescente anticlericale è concesso di fare.

Ho disprezzato anche i regali, dopo. Farli proprio quel giorno lì, farli a tutti, farli per forza. Riceverli, simulare gratitudine, gioioso stupore (sono tutt’ora piuttosto scarso in questa disciplina, pur essendo migliorato moltissimo). Come quasi tutta la mia generazione, avevo troppe cose: riceverne forzatamente altre mi sembrava una forma di violenza. Ma era il trionfo di materialismo e turboconsumismo a suscitare in me il ripudio più intenso, un’intensità tipica del giovane anticapitalista che ero.

E poi gli auguri. Chiamare per dire auguri e altre parole così sdrucite e svuotate di significato che pareva di dire niente, e mi sentivo così a disagio che sceglievo di dire effettivamente niente, chiamavo poco, rispondevo meno, ai messaggi quasi mai, soprattutto se generici.

Tre cose non ho mai smesso di apprezzare di questi giorni: le vacanze, il cibo, la famiglia.

L’opinione su tutto il resto è fluttuata, si è pian piano moderata, e le ritualità del Natale sono col tempo diventate delle semplici faccende da sbrigare.

Invece quest’anno, abbastanza a sorpresa, io e il Natale andiamo molto d’accordo.

Non è più Gesù bambino, non è più il capitalismo. Il Natale oggi per me è il censimento dei nostri rapporti sociali e affettivi. Finisce l’anno e la comunità – una comunità enorme – si prende qualche giorno per fare il punto su chi fa parte della vita di chi.1 A volte sono solo conferme, altre un qualcosa di più simile a un rimpasto. Un anno può cambiare molte facce.

Ho anche fatto pace coi regali. Non tanto col comprarli, ma col pensarli. Ho scoperto che per fare un buon regalo, in assenza di un’ispirazione o un’esigenza particolari, tocca pensare a chi lo deve ricevere. È obbligatorio. Che fa, come sta, a che punto è. Chi è, anche. Insomma, tocca fare un ragionamento complessivo sulle persone che riempiono le nostre giornate. Bene, bello. Anche perché si tende sempre a pensare agli altri in relazione a noi e al momento specifico. E poi si rischia di pensare sempre ai soliti, dando in molti per scontati.

Pure la parola auguri, così vuota, mi pare invece un passepartout per entrare o tornare in contatto con chiunque. Il significato può essere qualunque cosa tra un ci sono e ti voglio bene e un non ci vediamo da anni e probabilmente non ci vedremo per anni però mi ricordo ancora della tua esistenza. Ma la dici e l’altro la interpreta correttamente, con pochi margini di errore.

Celebrazione religiosa, cuccagna per bambini, abbuffata indecorosa. Ha delle maschere, il Natale, e sono tutte facilmente detestabili. Ma nella sua essenza contemporanea rappresenta il momento sociale più importante: una ripartenza (le giornate si stanno già allungando) nella quale ci incoraggiamo tra di noi a tenerci presenti. Tenerci presenti.

Quindi: caspita! Tra poco ci siamo, via a telefonate, bicchieri, spacchettamenti, parenti improbabili (non lo siamo tutti?). Io farò del mio meglio, voi pure, ma intanto, insomma, vaffanculo, tanti auguri. Pensatevi.

———————–
1 Un elemento di discreta importanza: non vorrei drammatizzare, ma è bene ricordare che senza gli altri non avremmo né nome né identità (un argomento che uso spesso con gli ultra-animalisti, questo).

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§ 5 risposte a Un post sul Natale, eh già

  • Giulio scrive:

    a parte il riferimento agli ultraanimalisti, categoria in cui credo di potermi collocare, il resto è scritto bene e fa pensare

    • Matteo Gatto scrive:

      Grazie!
      Ma “animalista” perché non ti basta?🙂

      Spiego meglio il riferimento, allora (a mio rischio e pericolo). A quelli che “io mi occupo degli animali perché loro sono buoni mentre l’umanità fa schifo” in genere presento il seguente ragionamento per assurdo.

      Se togliessimo tutti i gatti, o i cani, o una specie animale a piacere dal pianeta: puff! Non esiste e non è mai esistita, le nostre vite sarebbero più o meno le stesse (a meno che tu non sostenga che avresti voglia di possedere qualcosa che non esiste. Sarebbe tipo “la mia vita è così vuota senza un leocorno!”).

      Se invece togliessimo la specie umana, la nostra, quella schifosa, resterebbe niente di noi, nemmeno il nome, nemmeno l’identità. Una solitudine molto più spaventosa di tutte le peggiori manifestazioni dell’umanità, credo.

      In genere non convinco nessuno, eh.🙂

      • Giulio scrive:

        Di molto più spaventoso delle peggiori manifestazioni dell’umanità, secondo me non c’è nulla :-((( see you 26/12!!!

  • Patri Zia scrive:

    Vaffanculo e tanti auguri anche a te Matte’! A Capodanno saro’ a Roma. Spero di beccarti. Baci

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