Andare al mare no?

2013/08/04 § 1 Commento

Per ragioni che non vi interessano, oggi ero in centro a Roma, dove ho fiutato (quella che erroneamente reputo) l’ultima occasione per lanciarmi in un’impresa che avrei dovuto affrontare molto prima: partecipare a una manifestazione del Pdl con Berlusconi.

Così ho passato un’oretta a via del Plebiscito, con le infradito e la barba incolta “da comunista”, mi è stato detto. Due tratti che tornassi indietro eviterei.

Mi hanno colpito alcune cose.

La tensione, prima di tutto. Una quantità ragguardevole di spintoni, rispostacce. Per essere la gente dell’amore che vince sempre sull’invidia e sull’odio ci sono stati moltissimi battibecchi, mezzi alterchi, gomitate. Un uomo ha aggredito verbalmente una giornalista che faceva delle riprese, accusandola di essere al soldo di Santoro. La voleva far scendere da una fioriera. Non ce l’ha fatta, e allora le ha impallato la videocamera col bandierone del Pdl.

Ero un po’ teso anch’io, per paura di non sembrare “uno di loro”, così ho preso una copia del settimanale La Discussione, oggi in edizione straordinaria, e mi sono sentito un po’ più tranquillo. Un foglio A3 fronte retro a colori, patinato, titolo capslock RESTA IL LEADER, e sotto l’editoriale del peraltro direttore editoriale Emilio Fede. Fondatore, invece, nientemeno che Alcide De Gasperi. Alle volte, se uno sapesse poi che fine fanno, i giornali ci sarebbe da non fondarli e basta.

L’ombra di via del Plebiscito ha impedito che finissimo lessi. Troppo caldo per così tanti over 60, per i quali eravamo un po’ preoccupati, noialtri manifestanti più o meno giovani. Signora vuol entrare qui che poi vede meglio? Le passo questa rivista, la usi a mo’ di ventaglio. Vedrà che ora Silvio arriva. C’era della gentilezza, sì. Persone molto nervose assieme ad altre molto gentili. A volte erano le stesse persone, nervose e gentili, divise tra la volontà di guerra civile e la necessità di disconoscere l’odio.

Era una manifestazione particolare, lo so. E poi c’erano i passanti italiani, i cittadini non manifestanti che volevano passeggiare per via del Plebiscito, e che ci attraversavano come se fossimo dei cani randagi, dei subumani. Una mi è passata sopra un piede con un passeggino, se n’è accorta e ha tirato dritto, tanto ero solo un berlusconiano del cazzo con delle infradito del cazzo. Un altro ci sfotteva tra i denti, mentre chiedeva permesso. Altri passavano e basta, guardandosi attorno come allo zoo. Forse avevo anch’io quello sguardo, dietro agli occhiali scuri.

Poi mi ha colpito anche lui, certo.

Lui

E lei, che danzava così Meno male che Silvio c’è, pezzo ripetuto in loop satanico per tutto il pomeriggio (assieme all’inno di Forza Italia, nuovamente in auge) e udibile fin dall’altra parte di piazza Venezia.

Lei

E il fatto che la maglietta della Mussolini facesse ridere un sacco di gente. Non sorridere, ridere.

Mussolini

Poi a stupirmi è stato il collo della Carfagna, sottilissimo.

Carfagna

È molto bella.

Carfagna

Berlusconi non si è proprio rivolto a noi lì sotto. L’acustica non era neppure eccezionale. Non ha creato nessun legame col popolo antistante, pochissima empatia. O forse c’era e non l’ho sentita. Però direi che la folla serviva da scenografia a un discorso con tutta un’altra audience. E che Silvio non è un grande oratore.

D’altra parte, non è nemmeno che lo ascoltassero un granché. Facevano foto, parlavano, imploravano quelli davanti di tirar giù le bandiere, invano. Erano lì per Silvio, non per il discorso.

Era una manifestazione particolare, lo so. Un uomo gridava Silvio ti amo! Io mi sono perso diversi pezzi, e non ero lontano.

B

Sono innocente l’ho sentito benissimo. Appena Silvio si scaldava, la gente reagiva. Erano i passaggi tra un crescendo e l’altro a disperderli.

A un certo punto ho avuto un’idea della prossima campagna elettorale, con Berlusconi vittima che grida la propria innocenza e si scaglia contro i poteri forti, i giudici e i comunisti che gli hanno impedito di cambiare il Paese. Marina candidata fantoccio, politicamente posseduta dal padre, e quel cognome da brandire e difendere. Silvio cane sciolto, outsider totale, pronto a tutto come al solito, ma con ancora meno da perdere.

Questa non è una previsione, solo una botta di caldo presa in un pomeriggio che mi ricorderò a lungo. Però io ci penserei due volte prima di mettergli di fronte Gianni Cuperlo, ecco.

Dove sono?

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