Anche stavolta si sono candidati solo esseri umani

2013/02/24 § Lascia un commento

Anche stavolta, anzi forse a questo giro più del solito, le elezioni sono questione di sopravvivenza. E bisogna andare alle urne per salvare il Paese, di nuovo. E cambia il contesto, il plot, i volti, ma la suspance cresce, come in una grande serie tv che non riusciamo ad abbandonare. Stavamo per, sì, ma poi, quel finale di puntata…

Venerdì sono stato a sentire Kevin Hauswirth, uno che sta facendo cose eccezionali per avvicinare l’amministrazione della città di Chicago ai suoi cittadini. A margine, parlando con altri, ci siamo detti che il lavoro di Kevin in Italia sarebbe più complicato da realizzare anche perché questo è un posto straordinariamente zeppo di corpi intermedi, quelli deputati a colmare la distanza tra noi e il potere politico-amministrativo, e che però non hanno la possibilità logica di diminuire sensibilmente questa distanza poiché andrebbero a minare la ragione stessa della loro esistenza. E poi mi è venuto in mente che uno dei cambiamenti più sorprendenti che avevo affrontato in Olanda era stato vivere in una società molto poco gerarchica, dove anche il primo ministro era lì, umano, avvicinabile, mentre in Italia la distanza sociale tra un primario e un infermiere, tra un rettore e un dottorando, tra un politico e un elettore è percepita come gigantesca.

Questa premessa per dire: sono convinto che tanti italiani sentano i leader politici nazionali come enormemente distanti da loro, a prescindere da quello che dicono e fanno. E sono anche convinto che non se ne dispiacciano, tutt’altro. La passione che molti elettori dimostrano con inesorabile regolarità verso il superuomo con la ricetta giusta e le certezze di granito nasce anche dal piacere di pensare che esista colui che sa risolvere la complessità del mondo, che sa domare le forze che lo governano. C’è chi si sente così intimamente inadeguato alla realtà fino al punto di farsi guidare da chi ama dare (e darsi) l’impressione di avere un piano perfetto, facile, voilà, basta un po’ di buon senso. Un personaggio disumano, superumano, al quale agganciarsi. O un nemico infallibile, più grande di noi, da odiare e abbattere, che finisce per diventare rassicurante.

E niente, siccome tra poco andate a votare vi volevo ricordare che invece il mondo è incomprensibile e complesso per davvero, per tutti, e che state per mettere la crocetta su qualcuno e qualcosa di profondamente imperfetto, che avrà dei dubbi, dei tentennamenti, dei ripensamenti. E che farà delle cazzate.

Sette miliardi di persone, bombe atomiche, social network, religioni, indici di borsa, ravioli ripieni, uragani. Personalmente finisce per ispirarmi fiducia un candidato che mostra anche solo un po’ di incertezza.

E poi c’è quest’altra cosa: tornando alla mia circoscrizione in treno ho conosciuto un attivista fiorentino del MoVimento 5 Stelle che mi ha chiesto di non votarli, basta, sono oltre ogni aspettativa e se per caso gli toccasse governare sarebbero davvero nei guai. True story. Non ne scrivo il nome perché era gentile.

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