Bibbidi Bobbidi Bu

2012/07/06 § Lascia un commento

Il mago arriva in incognito. Cioè no, aspetta: che vuol dire in incognito? Il mago arriva e basta, vestito come gli pare, mica c’è bisogno di frac e cappello a cilindro per essere maghi, quello che conta è la magia. E la magia, prima di esserci, non c’è, né si vede. Basta però l’idea che ci possa essere per far posare tutta l’attenzione sui gesti, le parole, i silenzi del mago. Per esempio, prima del seminario, il mago scopre che gli si è sciolta della cioccolata nel trolley. Attenzione qui: il mago dice di aver scoperto della cioccolata scioltasi nel trolley. Ma vuoi vedere che è un trucco? F. si offre di riportare il laptop del mago nel trolley, ma lui glielo impedisce con fermezza. Ecco, lo sapevo: è un trucco.

Il mago parla. Quando ha finito, tace. Embè? Dov’è la magia? Certo, mica un mago deve fare costantemente magie. In fondo io, blogger, nel frattempo mica ho bloggato niente. C’era pure un chitarrista lì, ma non mi pare abbia schitarrato. Il mago è pienamente giustificato, mi dico.

Poi, quando tutto sembra finito, il mago si erge, prende un pezzo di carta velina rossa e un pezzo di carta velina nera, prestidigita per qualche secondo ed ecco un cappello. Un cappello. Mecojoni.
Applauso.

Il cappello se lo aggiudica quella che più aveva bisogno di un cappello. Non che avesse relmente bisogno di un cappello, però lei, tra tutti, era certamente quella che più sembrava meritarsi qualcosa in dono, e ci sono tanti doni molto peggiori di un cappello di carta velina. Donarlo proprio a lei è stato più magico della realizzazione del regalo stesso, una telepatia con l’intera sala.

“Comunque io ho pensato per tutto il tempo che la cioccolata nel trolley fosse il preambolo di una magia”, rivelo al mago mentre usciamo.
“E invece no. Ma è proprio questo il bello di essere un mago.”
“Quale?”
“Che faccio dubitare la gente della realtà. Il dubbio: è così o no? Li rendo curiosi.”
“Una roba di cui Popper sarebbe contento”, penso.
Ho veramente pensato a Popper, giuro.

Inoltre ora penso che, alla fine, quello dei maghi, nei secoli, è stato un suicidio professionale. A forza di instillare il dubbio nell’uomo, lo hanno incoraggiato a incuriosirsi, controllare, verificare, sperimentare, finché la scienza non è prevalsa sulla magia. Resta il fatto che il mago, ancora oggi, è uno che può commettere uno stupido errore, tipo far sciogliere delle barrette di cioccolata nel trolley, e lasciarti pensare che l’abbia fatto apposta, o che non ci sia nessuna barretta, o nessun trolley. Trial and error elimination, diceva Popper. Ma se l’errore non c’è mai, puoi provare all’infinito.

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