La candelina

2012/06/27 § 2 commenti

Oggi il blog compie un anno. Un anno!!
E come festeggiare, se non con una soundtrack celebrativa?

Il fatto è che, durante quest’anno, in alcuni post ho chiamato in causa canzoni o cantanti, più o meno di striscio e spesso a caso. Ora eccoli qui, uno dietro l’altro, in ordine cronologico, solo per voi. Dodici perle più una. Un’accozzaglia rara. GRATIS.

  1. San Diego Serenade – Tom Waits [Eddaje?]
  2. Down in Mexico – The Coasters [Until she did a dance I never saw before]
  3. Across 110th street – Bobby Womack [L’arte di saper smettere]
  4. La locomotiva – Francesco Guccini [Cinque anni fa]
  5. Cuore matto – Little Tony [Una storia italiana]
  6. Lunedì – Vasco Rossi [Ritratto di Vasco Rossi]
  7. Tears dry on their own – Amy Winehouse [Lutto pubblico comparato]
  8. Pancho – Jack Trombey [In morte di un biglietto da visita]
  9. Estasi dell’oro – Ennio Morricone [Ritratto di Mario Monti]
  10. Breed – Nirvana [La versione del Lattante]
  11. Corso Buenos Aires – Lucio Dalla [Del genio di poi son piene le fosse]
  12. Sympathy for the Devil – The Rolling Stones [Pedoni #2]
  13. BONUS TRACK: Ebbro/Sconforto – Umberto “Donato” Bossi [Ritratto di Umberto Bossi]

————————–

Ecco, ora ho anche distillato il primo anno di eddaje! in ben otto post, lì in alto a destra nella home page.
Ulteriori e molto più sguaiati festeggiamenti si terranno offline domani sera dopo le 22.30, in caso…

Annunci

Un poeta al comando di un esercito

2012/06/25 § Lascia un commento

Pirlo existe para inventar líneas de pase
y mover maquinaria pesada con la pluma y el tintero,
un poeta al mando de un ejército.

Juanma Rubio, El fútbol premia a Italia, AS, 24/06/2012

Fa caldo

2012/06/18 § 2 commenti

Più che scendere dal tram, lo si evacua, intrisi ed ebbri del sudore di decine di persone, un cane e quattro giapponesi con la Reflex. Fuori l’aria è così ferma che il palloncino sfuggito al marmocchio sale dritto come un filo a piombo, e avrebbe raggiunto il cielo, non si fosse squagliato in volo.
In un bar, un uomo pranza con panino al salame e Peroni mentre sente dal telegiornale quanto sia il caso di mangiare molta frutta, bere molta acqua ed evitare di uscire nelle ore più calde. Poi scompare nel sole delle due. Una ragazza vestita accuratamente a caso con drappi di un tendaggio del secolo scorso agita le mani aperte come a dire “non ci posso fare nulla”: sta solo cercando di spiccicarsi i gomiti dai fianchi.
Quasi tutte sono in mutande. Li chiamano shorts, ma sono indistinguibili dalle mutande. Gli uomini non sono socialmente autorizzati a uscire in mutande, ma forse un giorno succederà anche questo. Signor Gabbana, ci rifletta.
Intanto c’è più fila alle fontanelle che ai bancomat. Un impiegato s’imbuca in una Clio nera parcheggiata al sole dall’alba con l’espressione di chi entra in un microonde. Mette in moto, accende l’aria condizionata, poi poggia le mani sul volante ed eslpode. Lì accanto, quattro gelati colano sulle Reflex di quattro giapponesi.
Le suore sono vestite di bianco; mostrano le gambe, pelosette, dalla caviglia al ginocchio. Di preti non c’è traccia, né di vigili urbani. Gli unici al sole sono tre nordafricani e una coppia di pellerossa norvegesi.
Io sudo come tutti gli altri, ma con appiccosa soddisfazione: sento l’afa, la vita che – lo si voglia o no – rallenta, i lamenti e i sospiri, e me ne compiaccio. Erano ben tre anni che non capitavo nel flagello collettivo temporaneo dell’estate italiana in città.

Indo’ si va?

2012/06/08 § 1 Commento

Mi sembra manchi un pezzo, o che sia rimasto troppo sullo sfondo. Dovessi iscrivermi a un partito, o fondarne uno, lo farei al fine di migliorare società e Paese. Non mi pare ci siano dubbi sul fatto che un partito è un mezzo, o no? Se poi questo mezzo s’inceppa, lo devo sì sistemare, ma sempre con l’obiettivo di raggiungere la destinazione. Magari chiedo pure una mano a un passante: “Senta, sto andando di là, mica mi darebbe una mano a montare la ruota di scorta?”
“Oh, sa che la sua è proprio una bella destinazione?! Eccomi a sua disposizione.”
Più difficile ottenere aiuto se si fa passare il messaggio che in realtà non si sta andando da nessuna parte, si vuole solo risistemare la vettura – che è pur sempre un bel bolide, eh – e lasciarla parcheggiata lì, anche perché se poi la muovi un parcheggio del genere quando lo ritrovi?
“Guardi, ho un po’ da fare oggi. Se vuole le dò il numero del mio meccanico, però. Fa anche la fattura, se gliela si chiede con determinazione.”

Così quando qualche settimana fa ascoltavo Bersani dire a tutti “abbiamo vinto”, a parte le difficoltà mie soggettive nel non sovrapporlo mentalmente al piccolo Giosuè de La vita è bella (un’esperienza terribile), sentivo che c’era una mancanza. Ma hanno vinto cosa? Era quello l’obiettivo? Vincere?

E poi a ruota i pidiellini a dire di non aver perso. Che il PDL è in salute, che non è finito. Certo, ma sarebbe in salute perché? Per fare ginnastica?

Casini ha aggregato e sbaraccato il Terzo Polo senza che fosse ben chiaro che cosa ci volesse fare, a parte prendere un sacco di voti. Ma vabbè, è Casini, si dirà.

Adesso Renzi (che è uno che potrei forse anche votare) si candida per le primarie “per affermare le nostre idee, per dare una scossa al partito e per provare una buona volta a rivoluzionare, e a innovare, questo Pd.”
Sì, Matteuccio, ma icché tu vo’ fare dell’Italia?1

Il sospetto è che i partiti, al momento (e non è un buon momento), trovino il loro fine in se stessi. Nel miglioramento, rinnovamento, riposizionamento di se stessi. E se non proprio il fine unico, comunque la priorità assoluta.

E mi sembra che oggi, in Italia, un partito sano o un leader in forma e pronto per la prova costume, dovrebbero tornare a fare una cosa a mio giudizio normale, cioè dire io esisto perché voglio che il Paese, il quartiere, il mondo siano così. Capisco che sostiturie il così con dei concetti sia difficile, sopratutto di questi tempi in cui non ci sta capendo nulla nessuno. Però c’è da farlo. C’è da dimostrare che si vuole qualcosa, si insegue una visione, una destinazione. Se poi, per arrivarci, c’è da rivoltare un partito come un calzino, che si faccia anche quello. Ma la sensazione che voglio, io, per mettere un’x, magari anche per dare una mano, è che si stia andando in un bel posto. Se no è roba da meccanici.

————————
1 Fatt’i hazzi tua, so’ le primarie d’i piddì, miha le politiche.
Sì, ma Obama parlava da presidente già alle primarie.
Obama, Obama, Obama. Sempre co’ ‘st’Obama. O icché tu sei? Veltroni?
Punch!
Ouch!
Sbrang!
Crack.
(E scusatemi per il fiorentino scritto abborracciato, voi puristi.)

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per giugno, 2012 su eddaje!.