Del genio di poi son piene le fosse

2012/03/09 § 7 commenti

“Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.”
Pier Paolo Pasolini

A questo punto mi pare evidente: se vuoi rifarti un’immagine, il modo migliore è crepare. E, insomma, ci può pure stare: è bene che di noi restino le cose meritevoli e memorabili, e che le dimenticabili siano dimenticate.

Il punto però è che questo giochetto fa sì che gli estinti illustri si trasformino, per noi vivi, in totem irraggiungibili e ingombranti.

Pensavo a Pierpaolopasolini, che è uno straordinario, coraggioso artista e intellettuale che non c’è più dal Millenovecentosettantacinque, quando c’erano Brèžnev e Steve McQueen: ancor’oggi non importa quale sia il dibattito, egli vi partecipa con impressionante autorevolezza. Magari non ha ragione, ma non gli si può dare torto. Finché non arriva qualcuno a far notare che anche lui diceva (quelle che oggi potrebbero essere considerate come delle) bischerate, tipo il virgolettato di inizio post. Figlie di un’altra epoca, ma pur sempre bischerate. E che forse è il caso di dar credito alle opinioni di quelli che almeno ci vivono in questo tempo e che hanno una vaga possibilità di capirlo, senza disturbare ogni volta Pasolini.

Pensavo a Lucio Dalla. Io, fossi in Lucio, ci sarei rimasto male. Ci ha salutato dopo vent’anni che non lo considerava quasi più nessuno, e dopo dieci minuti era già diventato il più grande cantautore italiano di tutti i tempi. Allora: o siamo scemi, o gli abbiamo fatto un dispetto. Ma la domanda è: a chi altri lo stiamo facendo? Ho l’impressione che di più-grandi-cantautori-italiani-di-tutti-i-tempi ce ne siano mezza dozzina che sono ancora vivi e cantanti. Perché, quando abbiamo finito di frugare nel meraviglioso repertorio di Dalla, non andiamo a trovare loro, ad ascoltarli (a)live, magari anche a osannarli?

Pensavo a Leo Messi, 24 anni, Pulce. Che altro deve fare per essere unanimemente considerato (almeno) alla pari con Maradona e Pelé? Perché c’è ancora chi non se la sente? Semplice: Messi è qui, ora, e lo vediamo fare cose incredibili, ma anche partite storte, gol mangiati, stop sbagliati. Esattamente come succedeva a Maradona e Pelé, senonché i due si sono da tempo ritirati (il ritiro, per un atleta, è l’equivalente della morte) e totemizzati1, e il loro ricordo è migliore di qualunque cosa possa accadere oggi su un campo di calcio.

I vivi, qualunque cosa facciano, sono fallibili e lacunosi. Fanno errori, dicono fesserie, perdono il controllo. Mentre gli estinti li sovrastano, totemici, perfetti. Si ha la sensazione che i migliori se ne siano già andati tutti e ci abbiano lasciati qui, in pessima compagnia, a “sentirci estranei al presente“.

Ma non è vero che sono sempre i migliori ad andarsene. Anzi, chi se ne va è spesso vecchio, stanco e ha già detto e fatto quasi tutto quel che poteva. Per fortuna. Ci sono tante persone che vale la pena ammirare e ascoltare, oggi, ora, e non mi sembra sensato che il confronto tra il presente e il passato, tra un vivo e un morto, penda sempre a favore dei secondi.

Esiste un’acritica attitudine favorevole al proprio luogo (il patriottismo) e una negativa verso il proprio tempo (in genere il passatismo, molto più di rado il futurismo). Non condivido nessuna delle due ma, se della prima si discute da secoli, forse è il caso di ragionare sulla seconda e cercare di limitarla. Ne gioveremmo tutti, credo. Però, non so, magari mi sbaglio. Poi magari invece crepo, e allora tutti lì a darmi ragione. «Eh, quello sì che era un blogger. Mica come quelli di oggi, che diamine.»

———————–
1 E, se ci ricordiamo di un loro errore, o di una loro furbata, è perché pure di quelli abbiamo fatto dei totem.

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§ 7 risposte a Del genio di poi son piene le fosse

  • LeDave scrive:

    Quell’articolo di Sofri mi fa pensare ad un famoso commento di Ruper Sciamenna

  • Marco scrive:

    d’accordo su tutto, tranne che su una cosa: per quanto non sia molto sensato giudicare un giocatore da quello che fa la sua nazionale (soprattutto perché il più forte di tutti potrebbe anche nascere in Liechtenstein), a Messi manca un mondiale. Se sei argentino o di un’altra grande nazione calcistica, per consacrarti come il più forte di sempre hai bisogno di vincerlo. E poi, forse, dovrebbe dimostrare di essere grande anche in un altro club (il caso di Pelè al Santos è fuori dal tempo ormai)

    • Matteo scrive:

      Vincesse un mondiale, sarebbe indubbiamente il più forte di tutti (l’Argentina è un’altra squadra. E neanche tanto forte, se si guarda più in là del reparto offensivo, o chi l’allena). Ma io mi chiedevo “che altro deve fare per essere unanimemente considerato (almeno) alla pari con Maradona e Pelé”?
      Almeno. Perché c’è chi ancora lo tiene un gradino sotto, a volte con argomentazioni incomprensibili, altri con quelle che usi tu.
      E invece, se escludi un attimo la faccenda del Mondiale, Messi sta sverniciando tutti.

      • Marco scrive:

        sicuramente, anche perché tra le altre cose è a 8 gol dal record assoluto di gol nel Barcellona, a 24 anni. Poi, in realtà, io penso pure che il discorso del “più forte di tutti i tempi” lasci il tempo che trova, dato che i giocatori di oggi sono molto più forti di quelli del passato, e soprattutto giocavano alla metà della velocità.

  • Matteo scrive:

    Vero. Diciamo così: considerata questa evoluzione/accelerazione del calcio, la cosa indiscutibile, e della quale però non sembra essersi accorto quasi nessuno, è che Messi è una cosa senza precedenti.

  • vince2006 scrive:

    Concordo con il post. Io ritengo che ognuno di noi abbia il sacrosanto diritto di dire cazzate. Non per questo il pensiero totale dell’autore dovrebbe risentirne. Poi il virgolettato di pasolini potrebbe essere decontestualizzato. Rimane colui che prese le parti della polizia nelle famose lotte di Valle Giulia. Magari intendeva prendersela con atteggiamenti di reggimentazione dell’istituzione poteva avere ragione. Sono però chiacchiere inutili le mie.
    Per Messi invece rimane solo il gol alla fratelli derrick con rovesciata lanciandosi dalla traversa

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