Bello da fare schifo

2012/02/17 § 23 commenti

Tornare1 in Italia è più facile di quanto si pensi. Si prende un aereo e si atterra, con un tollerabile ritardo di venti minuti e un applauso in sottofondo. L’impatto non è traumatico. Il timore di non ritrovare ciò che si era lasciato è, tutto sommato, inutile: non importa quanto si è stati via, l’Italia nel frattempo è certamente cambiata meno di noi. Sarà lei a riadattarsi a quel che abbiamo di diverso. E lo farà, come al solito: con un tollerabile ritardo di vent’anni e un applauso in sottofondo.

Rispetto a un po’ di tempo fa ho rinnovato idee e progetti. Sono di nuovo a Roma (eddaje!), e adesso passo le serate a guardare la tangenziale dalla finestra, a riflettere su cosa c’è di nuovo e a chiedermi quanto servirà ai miei compatrioti per arrivare a tutte le conclusioni inoppugnabilmente esatte alle quali sono giunto.

Di nuovo c’è che piovono scontrini, col rapporto scontrino per pagamento che adesso si attesta nei pressi di un vertiginoso 0,97, e qualche premuroso negoziante, addirittura, ad assicurarsi che l’irrimpiazzabile fogliettino sia effettivamente nelle tasche del cliente in uscita.

C’è che fumare ha smesso di essere cool e ora è un po’ da sfigati, per citare un viceministro nizzardo, o quel poveraccio di Stracquadanio.

C’è che la logorante evoluzione delle suonerie telefoniche sembra essere arrivata a un punto in cui le specie dominanti non sono più di quattro (e una di quelle quattro è la mia), col risultato che, in un treno affollato, circa un quarto dei passeggeri è costantemente convinto che qualcuno lo stia chiamando.

Le inoppugnabili conclusioni sono invece cariche di retorica, per una volta appropriata e giusta, e ne sono perfettamente consapevole.

Non sono mai stato patriottico. Più in generale: non capisco che senso abbia il magnificare o difendere a prescindere ciò che ci ritroviamo ad avere per caso, come la forma delle orecchie, o la patria. Quindi vi dovete fidare quando vi dico che siamo davvero fortunati a essere italiani.

Siamo davvero fortunati a essere italiani. Vi siete fidati? Non lo so, magari per voi non è una novità. Per me sì, non lo sapevo. Io me ne andai, ben più di due anni fa, che disprezzavo appassionatamente tutto ciò che c’è di disprezzabile al di sotto delle Alpi. Facevo bene, sia chiaro. Il disprezzo è un sentimento utile e le occasioni per tenerlo in allenamento innumerevoli. Però mi sono lentamente reso conto che avevo praticamente smesso di apprezzare. Il mio modo di vedere, di giudicare le cose era sbilanciato.

Ora penso che l’Italia vada salvata. Non solo dalla crisi, ma da se stessa (è un’alcolizzata), dai nostri difetti. Non perché ci conviene, ma perché lasciarla affondare è un torto fatto all’umanità. L’Italia è così provinciale da non comprendere quanto sia significativa, addirittura simbolica, per il resto del mondo. Chi glielo spiega a un olandese che l’Italia è perduta per sempre? Dice: cazzo gliene frega all’olandese? Molto gliene frega, molto. Per chi ne è fuori, sapere che l’Italia esiste, è conoscibile, visitabile, dà un po’ più senso a tutto. L’Italia deve esistere.

E l’Italia esiste, infatti. Non solo come penisola, ma anche come insieme di persone. Cari veneti e siciliani, avete tanto in comune, senza offesa. Cercate di incontrarvi in un supermercato di Amburgo, in un bar di Granada, in un ufficio postale di Helsinki, in un discopub di Belfast, e forse ve ne accorgerete. Siete diversi, magari non vi piacete: rassegnatevi, siete comunque italiani. Get over it.

L’Italia ha anche un serio problema d’immagine: parlarne male è un merito, un evergreen nelle discussioni in fila alle poste, un infallibile rompighiaccio da aperitivo. Forse è il caso di farla passare di moda questa storia. Forse è pure il caso di ammettere che poche cose sono italiane come il non sentirsi italiani.

Ma più che altro, l’Italia è un Paese bello da fare schifo. Che fa schifo proprio perché questa bellezza rende sopportabile, sormontabile, dimenticabile quasi tutto il resto. In Italia la vita è bella. Difficile, frustrante, scoraggiante, ma (quasi) sempre e comunque bella.

Per questo all’Italia bisogna voler bene, dell’Italia bisogna aver cura.

Non sapevo quanto fosse importante, né quanto sarebbe sbagliato continuare a snobbarla e maltrattarla fino a trasformarla in un ricordo.

Io per capirlo sono dovuto stare via per un bel po’. E se sono tornato è anche perché finalmente mi piace il mio Paese, ed è una splendida, inedita sensazione. Non mi piace perché è il mio, ma è il mio perché mi piace. Mi piace nonostante. Mi piace comunque. Mi piace anche se.

E se mi piace così com’è, mi vengono le vertigini all’idea di come potrebbe diventare se decidesse, decidessimo, che è arrivato il momento di diventare grandi, che finora s’è scherzato, che il meglio deve ancora venire.

————————
1 È periodo di ritorni, si diceva.

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§ 23 risposte a Bello da fare schifo

  • glipari scrive:

    E infatti tra un po’ me ne rivado. Perché ogni tanto io e l’Italia dobbiamo stare lontani, così dopo un po’ risboccia l’amore. E lo so anch’io che sono fortunato a essere italiano: ma sono sicuro che saprò essere utile all’Italia anche da fuori….

  • FraEnrico scrive:

    Sottoscrivo tutto!

  • Piacere di incontrarti. Se mi farai l’onore di navigare nel mio blog Italy & World:

    http://paologls.blogspot.com/

    ti renderai conto che, a volte, parliamo delle stesse cose e dello stesso amore. Cerca. per esempio, di marzo 2011, il post Il Popolo Ponte…

    Anche se io mi faccio prendere un po’ la mano dagli orizzonti del mondo e dell’Africa.

    Un caro saluto

    paolo giunta la spada

  • Elena scrive:

    ehi! L’Italia è bella da fare schifo anche qui in Valdarno…non torni mai?!

  • Davide scrive:

    Sono tornato anche io meno di due settimane fa e trovo molto condivisibile quello che hai scritto. Spero che questa nuova permanenza nel nostro Bel Paese non ci faccia di nuovo smettere di apprezzarlo. Un saluto

  • LeDave scrive:

    E’ proprio come quando una stronza la ami con tutto il cuore. Ma, davvero la possiamo rendere migliore?

  • Quando ero un po’ più piccolo paragonavo l’Italia (che poi è stata sempre raffigurata come donna, turrita, impettita, languida, bellissima) ad un amore bello e impossibile, del genere che non è facile disciplinare o intendere, ma che, per quanto è intenso e travolgente, non si dimentica mai.
    Ecco, io l’Italia non l’ho mai dimenticata. Mi chiedo piuttosto perchè molti italiani siano sempre in cerca di una Patria anche se già ce l’hanno…
    Però attenzione: una concezione del genere può preludere all’idea che in Italia si va solo in vacanza, non più a vivere.
    Con l’Italia dovremmo passare tutti dall’amore impossibile a, non dico un matrimonio, ma almeno ad una convivenza…

    Un caro saluto
    Paolo

    Ti va di scrivere un commento sul seguente:
    http://paologls.blogspot.com/2012/02/un-cinema-delizioso.html
    Grazie

    • vanessa dorigo scrive:

      L’Italia è la Dama dal Collo Lungo del Parmigianino. Non dobbiamo soffocare quel collo, ma è così che sta andando. Io sto cercando le mie nuove prospettive, perchè sono stanca di criticarne la mancanza senza fare nulla, sono stanca di sentirmi impotente alla vista di un declino che non dipende solo dalla politica, dalla malasanità e dalle ingiustizie ma soprattutto da una totale mancanza di amor proprio, unità nazionale, ignoranza dilagante. L’Italia non è solo un’opera d’arte impareggiabile, è la nostra casa. In cucina mangiamo così bene che nessun altro paese può tenerci testa, siamo al comando anche in camera da letto data la nostra proverbiale passionalità, nel soggiorno diamo accoglienza veramente a tutti e non esitiamo a preparare la stanza per gli ospiti all’occorrenza, o addirittura a recarci sull’uscio ed oltre, in aiuto di altri paesi. Ma dobbiamo stare attenti, ristrutturare, evitare pericolose perdite di gas che potrebbero asfissiarci o peggio, mandare a ferro e fuoco tutto ciò che abbiamo, rimettere insieme i cocci del salvadanaio, pagare regolarmente l’affitto ma allo stesso tempo abbiamo il diritto di pretendere che la padrona di casa faccia le riparazioni dei luoghi comuni, amministri con onestà lo stabile, lo ponga in sicurezza. Lo dobbiamo davvero pretendere, altrimenti non ci rimarrà che il disprezzo e la voglia di scappare di casa.

  • Max scrive:

    eh….peccato. e’ che due anni sono pochi…se aspettavi che ne so, 4-5 poi non ritornavi piu’…come me (15 years and counting…). perche?

    e’ come l’alcolisti anonimi, ci sono i 12 steps…

    1. We admitted we were powerless over Italy—that our lives had become unmanageable.
    2. Came to believe that a Power greater than ourselves could restore us to sanity: the ()
    3. Made a decision to turn our will and our lives over to the care of the
    4. Made a searching and fearless moral inventory of ourselves=Italy ruined our morals.
    5. Admitted to the immigration services of , to ourselves, and to another human being the exact nature of our wrongs=they made us doing it, it’s not our nature!
    6. Were entirely ready to have the remove all these defects of character.
    7. Humbly asked them to remove our shortcomings
    8. Made a list of all persons we had harmed, and became willing to make amends to them all=this is hard…way too many, especially if we waited too long before leaving
    9. Made direct amends to such people wherever possible, except when to do so would injure them or others=the best I can do is helping them leaving
    10. Continued to take personal inventory and when we were wrong promptly admitted it=the biggest wrong? to return back!
    11. Sought through study and practice to improve our conscious contact with ) as we understood them,
    12. Having had a spiritual awakening as the result of these steps, we tried to carry this message to other inhabitants of the Peninsula, and to practice these principles in all our affairs abroad.

  • Paolo scrive:

    Bel post. Sabato O casey’s per il partitone?🙂

  • Paolo scrive:

    Eh sul cibo lassamo perde va… che gli hamburgher sintetici qua sono il male minore!!! Ieri sera ero fuori per lavoro e contemplavo sul menu un insalata di finocchi, gamberi, lardo e scaglia di parmigiano…e continuavo a ripetere tra me e me in olandese quello che leggevo scuotendo la testa…A me l’hamburgher sintetico!!!
    Sabato, sono tentato per scaramanzia di andarci lo stesso da o’casey, sto provando a convincere un mio amico rugbysta che odia il calcio…Sara’ dura!!

  • mauro scrive:

    bel pezzo.
    punto.

  • discoigor scrive:

    Anche io sono tornato in Italia (a Roma, e-ari-ddaje) dopo 8 anni a Londra. Tutti mi chiedono “ma chi te lo ha fatto fare?”…e io che rispondo? “Mi mancava il Bel Paese….”

  • Stefano scrive:

    L’unico punto su cui concordo è che l’Italia è bella. Io però l’ho lasciata cinque anni fa, vivo felice in Svizzera, e in Italia non ci torno manco ammazzato.

  • theselbmann scrive:

    molto carino il tuo post🙂

    a volte mi capita di dire cose per ridere, cose tipo: te credo che in scandinavia le cose funzionano! sono pochi, hanno freddo, si somigliano parecchio, fa notte presto, nevica, non sanno cucinare la pasta. devono necessariamente costruire qualche altra attrattiva che renda la cosa interessante.

    in italia, purtroppo o per fortuna, abbiamo talmente tante bellezze sotto tutti i punti di vista, che abbiamo dimenticato cosa si fa per rendersi interessanti, perchè non ne abbiamo mai avuto bisogno.

    e adesso che ci chiedono di renderci interessanti non sappiamo proprio dove metterci le mani

  • Matteo scrive:

    Ehi, grazie a tutti! Sono proprio contento, e anche un po’ orgoglioso, di leggere e ospitare tutte queste vostre considerazioni. Tanto che sto pensando anche se e come valorizzarli. Partire, restare, tornare, non tornare; che farne di questo Paese, e perché. Sono cose interessantissime. Quindi, bene: che se ne parli.

  • Sara scrive:

    Ciao Matteo, il tuo post è molto bello. Mi sono ritrovata in tutto, davvero.
    Sono tornata da poco dopo 6 anni in Irlanda. Ho scelto Bologna e l’atterraggio è stato morbido. Città piccola, intelligente, bella.
    Bisogna dire che l’esperienza irlandese è stata la più importante di tutta la mia vita. Dopo l’Università mi ha fatto scoprire il mondo del lavoro, i viaggi, gente meravigliosa, la semplicità di un pub polveroso in un paesino del West, l’oceano.
    Mi dicevano tutti che tornare sarebbe stato traumatico, che avrei trovato solo miseria e disoccupazione. Che la gente si era incattivita, che aveva perso la speranza. Mi dicevano, resta dove sei, ma perchè tornare quando tutti gli altri vogliono emigrare.
    Sapevo però che se fossi rimasta un altro anno all’estero non sarei mai più tornata in “patria”. C’è una specie di punto di non ritorno, pericoloso, oltre il quale diventi ufficialmente “emigrante”. Non lo volevo oltrepassare quel punto. E mi sono buttata a capofitto nell’ignoto, ho preso quell’aereo solo andata con venti minuti di ritardo e applauso di sottofondo. Nessun appiglio, nessun lavoro, ancora più spaventata di quando partii per Dublino tanto tempo fa, temendo depressioni e recessioni. Temendo di dover rinunciare al mio stile di vita e alla tranquillità economica.
    Non è andata così, per fortuna. Alti e bassi, ovviamente, ma Bologna mi ha accolta, a modo suo. Cammino sotto i portici, c’è il sole e un profumo di cornetto fresco la mattina che mi ricorda chi sono. Non scegliamo la forma delle nostre orecchie o la patria, ma istintivamente siamo portati ad amare tutto ciò che ha contribuito a darci la forma che abbiamo: i ricordi d’infanzia, la lingua madre, i sapori domenicali, le abitudini e i riti di una vita. Vivere per sempre sradicati da ciò che associamo a “casa” può far male, ad alcuni. A me l’idea di passare il resto della mia vita in un altro paese che non fosse l’Italia dava le vertigini. E non sono mai stata patriottica, ovviamente.
    E poi sono meridionale. Troppe generazioni hanno vissuto il trauma dell’emigrazione, con quel desiderio costante e lacerante di tornare, senza mai poter tornare. Perchè i figli crescono e diventano svizzeri, o tedeschi o inglesi, e tu perdi il controllo di tutto.
    Aver vissuto all’estero dà un senso di prospettiva miracoloso. Conosci il tuo paese e i tuoi compatrioti ancor meglio di prima, e non hai alcuna voglia di perdere tempo piangendoti addosso. Eviti come la peste i pessimismi e i fatalismi generici, hai improvvisamente più voglia di fare e senso pratico. Ti rimbocchi le maniche, cali il capo e agisci senza lamentarti. Che i discorsi sulla malapolitica rompighiaccio da aperitivo sono talmente inflazionati che come le sigarette passeranno di moda. Lasciando il posto, si spera, a qualcosa di più produttivo. Che anche i tg italioti e le informazioni monche non se le filerà più nessuno, nessuno la accenderà neanche più la televisione, che con internet ti scegli tu cosa è vero e cosa è falso.
    L’Italia è migliore di come gli italiani stessi la dipingono. L’Italia è bella “anche se”, e sono convintissima come te che il meglio debba ancora venire.

    Un abbraccio
    Sara

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