C’è tutto un mondo intorno

2012/01/23 § 5 commenti

Una mattina mi svegliai e, tutt’a un tratto, non avevo più tempo. Iniziai a correre, con dei leoni metaforici alle calcagne: dovevo continuamente portare a termine dei compiti importanti, recarmi in posti remoti, vedere molte persone. Ero del tutto impreparato a un cambiamento simile e tentai di fermarmi per capire come fare a risolvere la situazione, ma ovviamente non ne ebbi il tempo.

Dovetti rinunciare a cose fondamentali tipo cucinare bene, vedermi dei film, leggere un libro a un ritmo sufficiente a darmi la sensazione di poterlo finire, masturbarmi. Il passo successivo fu postporre attività meno gratificanti, ma che maggiormente incidevano sui bordi della vita quotidiana: fare la spesa, il bucato, la doccia, rasarmi, passare l’aspirapolvere. A chi mi invitava da qualche parte, ribattevo che non avevo tempo, col tono trafelato e non del tutto dispiaciuto di chi vede nell’assenza di tempo la ragione della propria enorme importanza.

No, guarda, non ho tempo. Sottinteso: mica come te, che ti puoi permettere due ore di svago perché in fondo non sei indispensabile come me. C’ho da fare, io. C’è gente, là fuori, che si aspetta il mio contributo, apporto, presenza; gente che in questo istante sta probabilmente leggendo moltissimi libri e gurdando un sacco di film. E poi al mio frullare ovunque sono legate le sorti di tante persone; persone che in questo istante stanno probabilmente facendosi una sega, o mantecando un risotto ai frutti di mare.

Quando disperatamente rosicchiavo dei quarti d’ora a qualche tardopomeriggio, era per fare doppioclic sulla mia lista mentale di cose postposte e tentare di accorciarla. Eccomi finalmente a fare lavatrici, passare aspirapolveri, acquistare dentifrici e cipolle. Scrissi anche un post, a un certo punto.

Un giorno, durante gli angoscianti dieci minuti di snooze della sveglia mattutina, capii che in realtà non stavo correndo, ma rincorrendo. Ciò che rincorrevo era la mia vita, e non la prendevo mai, ma mi accontentavo di non farmi staccare, illudendomi che fosse un risultato accettabile. Mi preoccupai moltissimo, e subito promisi a me stesso di cambiare tutto. Ma ovviamente non ne ebbi il tempo. Presto dimenticai quel momento di verità, abituandomi a una rincorsa senza domande: sfrecciavo repentino verso la fine dei miei giorni.

Poi una mattina mi svegliai e, tutt’a un tratto, avevo di nuovo tempo. Ero del tutto impreparato a un cambiamento simile e tentai di fermarmi per capire come risolvere la situazione. Così tante ore e così poco da fare. Ricordo che ci misi tutto il pomeriggio soltanto per riuscire a staccarmi gli occhi dall’ombelico.

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