Ritratto di Mario Monti

2011/11/23 § 2 commenti

Ci sono persone, personaggi, miti dai quali siamo inconsapevolmente ispirati e condizionati. Ci entrano dentro all’improvviso, silenziosi come ninja, durante una qualche pausa della ragione. Si aggrappano a quella parte di noi che vorrebbe essere fantastica e, se le assomigliano, restano lì, abbarbicati. Ciò è chiaramente accaduto, ad esempio, a Roberto Calderoli col Pupazzo Gnappo, a Ermete Realacci con Rosy Bindi e ad Angela Merkel con Angela Lansbury.

Anche se da piccolo aveva in cameretta il poster di Luigi Einaudi, il nostro nuovo primo ministro vive in realtà sotto la costante influenza del primo Clint Eastwood, quello della Trilogia dell’Uomo senza nome. Piombato dal nulla sul paesino dei banditi, presentatosi con quello che non può non essere uno pseudonimo (“Mario Monti”: una scelta sotto le righe che ricorda, nelle intenzioni, quella di “Ford Prefect“), egli è uomo glaciale, irritabile, lapidario, che pesa ogni parola e possiede una sola espressione: quella senza sigaro.

Il suo nebbioso passato lo precede e ne accresce il sinistro mistero. Si mormora abbia preso parte alla famigerata rapina Goldman Sachs e sia sopravvissuto al massacro di Bilderberg. E appena giunto nei luoghi del potere romano, assediato dai microfoni e già con l’Italia sulle spalle, sibila un “Visto che splendida giornata?” che suona come “Prepara tre casse”.

Nonostante – o forse grazie a – il suo aspetto mite, è temutissimo: affronta il nemico disarmato, ma gli basta un attimo, in conference call via smartphone con gli altri ragazzi della Trilaterale, per deviare impercettibilmente il corso dell’economia globale in modo da trascinare alla bancarotta l’attività commerciale di chiunque, o portare al default qualunque provincia, sobborgo o condominio.

E il popolo già lo ama. Ormai non si contano più gli orgasmi multipli procurati a buona parte di cittadinanza dalla sospirata sobrietà della sua presenza, dalla ostinata monotonia dell’eloquio, dalla sua costante appropriatezza, dall’uso corretto che fa dell’italiano e dell’inglese, dall’ostentata vecchiezza e dalla pressoché permanente, rinfrescante assenza di sorrisi.

Ammantato di grigiore, leggermente impolverato, l’uomo conosciuto come Mario Monti ha radunato il suo mucchio selvaggio e si accinge adesso alla sfida suprema: salvare il culo al mondo. Avrà bisogno del miglior Morricone.

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