E se non gioca Estigarribia, Pazienza

2011/11/29 § 5 commenti

Quest’anno seguo molto sia il Napoli che la Juventus. Stasera si affrontano, le premesse sono ottime e allora mi sono cimentato in un’arida, noiosissima, illuminante introduzione alla partita. E da domani inizio a vestirmi come Adriano Bacconi.

Ritratto di Mario Monti

2011/11/23 § 2 commenti

Ci sono persone, personaggi, miti dai quali siamo inconsapevolmente ispirati e condizionati. Ci entrano dentro all’improvviso, silenziosi come ninja, durante una qualche pausa della ragione. Si aggrappano a quella parte di noi che vorrebbe essere fantastica e, se le assomigliano, restano lì, abbarbicati. Ciò è chiaramente accaduto, ad esempio, a Roberto Calderoli col Pupazzo Gnappo, a Ermete Realacci con Rosy Bindi e ad Angela Merkel con Angela Lansbury.

Anche se da piccolo aveva in cameretta il poster di Luigi Einaudi, il nostro nuovo primo ministro vive in realtà sotto la costante influenza del primo Clint Eastwood, quello della Trilogia dell’Uomo senza nome. Piombato dal nulla sul paesino dei banditi, presentatosi con quello che non può non essere uno pseudonimo (“Mario Monti”: una scelta sotto le righe che ricorda, nelle intenzioni, quella di “Ford Prefect“), egli è uomo glaciale, irritabile, lapidario, che pesa ogni parola e possiede una sola espressione: quella senza sigaro.

Il suo nebbioso passato lo precede e ne accresce il sinistro mistero. Si mormora abbia preso parte alla famigerata rapina Goldman Sachs e sia sopravvissuto al massacro di Bilderberg. E appena giunto nei luoghi del potere romano, assediato dai microfoni e già con l’Italia sulle spalle, sibila un “Visto che splendida giornata?” che suona come “Prepara tre casse”.

Nonostante – o forse grazie a – il suo aspetto mite, è temutissimo: affronta il nemico disarmato, ma gli basta un attimo, in conference call via smartphone con gli altri ragazzi della Trilaterale, per deviare impercettibilmente il corso dell’economia globale in modo da trascinare alla bancarotta l’attività commerciale di chiunque, o portare al default qualunque provincia, sobborgo o condominio.

E il popolo già lo ama. Ormai non si contano più gli orgasmi multipli procurati a buona parte di cittadinanza dalla sospirata sobrietà della sua presenza, dalla ostinata monotonia dell’eloquio, dalla sua costante appropriatezza, dall’uso corretto che fa dell’italiano e dell’inglese, dall’ostentata vecchiezza e dalla pressoché permanente, rinfrescante assenza di sorrisi.

Ammantato di grigiore, leggermente impolverato, l’uomo conosciuto come Mario Monti ha radunato il suo mucchio selvaggio e si accinge adesso alla sfida suprema: salvare il culo al mondo. Avrà bisogno del miglior Morricone.

In morte di un biglietto da visita

2011/11/14 § Lascia un commento

Mi ricordo ancora l’orario d’inizio: 18.10. La TV era spesso già accesa su Raiuno e la sigla, bellissima, mi attirava sul divano, ovunque fossi, quasi sempre assieme a mio padre e non di rado con qualche zio o cugino coi quali avevamo pranzato assieme la domenica.  Dopo la sigla, per me 90° minuto era soprattutto Giampiero Galeazzi, che ogni anno aveva la voce un po’ più impastata e la scrivania un po’ più piccola. Per ragioni insondabili, era tramite Bisteccone che lo stato italiano elargiva quel tesoro inestimabile che erano i gol del campionato.

Però non c’erano solo i gol a farmi felice. Mi piaceva anche sentir dare in diretta nazionale il risultato del Montevarchi, la squadra del mio paese e per la quale – da ragazzino – giocavo, che per tutta la seconda metà degli anni ’90 ha militato orgogliosamente in C1, girone A. Era per via di quella menzione settimanale che, nei miei primi contatti con gente d’altre regioni d’Italia, dire che ero di Montevarchi aveva senso: in molti conoscevano la squadra e ad alcuni, anche a qualche ragazza, dava una semplice sensazione di “già sentito” della quale ero comunque pienamente soddisfatto. Anche una volta trasferito a Roma per l’università, il Montevarchi rimase un ottimo biglietto da visita, da smazzare soprattutto a chi proveniva dalle grandi città, quelle con una o anche due squadre in Serie A.

Purtroppo la società Montevarchi Calcio Aquila 1902, giovedì scorso, è fallita. Sono tempi duri e spietati, questi, nei quali avere 109 anni di storia, evidentemente, non è servito a nulla.

Come a molti altri montevarchini, mi è dispiaciuto e, siccome ho tantissimi ricordi legati al Montevarchi, alcuni tra i più belli li ho raccontati sul ValdarnoPost.

Waarschuwingsstelsel

2011/11/07 § 4 commenti

Paesi Bassi, primo lunedì del mese, ore 12: per poco meno di un minuto e mezzo s’ode ovunque una sirena. È il sistema d’allarme nazionale (quella parola spaventosa del titolo significa sistema d’allarme). Viene testato mensilmente per individuare eventuali malfunzionamenti, tenere la popolazione un po’ all’erta – ché il mondo mica è così sonnacchioso come sembra – e, indirettamente, mandarle anche un messaggio: state tranquilli che, se succede qualcosa di brutto, c’è qualcuno che ci pensa e ve lo fa sapere.
Quindi in caso di armageddon, apocalisse, invasione aliena o tedesca, gli olandesi possono avvertire tutti subito. Ma, com’è ovvio, il sistema può entrare in azione anche solo localmente (è successo a gennaio vicino a Dordrecht per un incendio in un impianto chimico).

Io fortunatamente non ho ancora avuto il dispiacere di sentirlo fuori orario, però so che cosa devo fare nel caso: entrare, o restare, in un edificio (a casa, se possibile), chiudere porte e finestre, accendere radio o TV e aspettare istruzioni. Facile. Anche rassicurante, se mai ci possa essere qualcosa di rassicurante durante una catastrofe.

Non sorprende che ci sia questo sistema: il paese è piccolo, obbediente, amante dell’organizzazione, esposto alle bizze del mare sovrastante e ancora traumatizzato dall’inondazione del ’53, che invase il 9% del territorio e fece più di 2500 vittime. Ma gli olandesi non sono gli unici ad avere qualcosa del genere: restando in Europa, ce l’hanno francesi, britannici, tedeschi, svizzeri (due tonalità a seconda del tipo di emergenza), rumeni e norvegesi.

Quello che mi sono chiesto oggi a mezzogiorno e tre secondi è stato: ma in Italia perché non ce l’abbiamo? Non credo si debba essere esperti in catastrofi naturali per capire che, in questi giorni, avrebbe potuto essere utile. O che potrebbe esserlo in futuro. Magari mi sbaglio, non so.

Però so che è triste sentirlo “a vuoto” qui, sapendo che non è suonato lì.

Usare la zucca

2011/11/01 § Lascia un commento

Niente a che vedere con Halloween. È che ci sono tre gol di testa, di cui due di piede, sul ValdarnoPost.

 

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