Il puzzo degli stranieri

2011/09/21 § 4 commenti

Di passaggio dalle parti del paese natìo, ho una bella idea per il pranzo e faccio un salto all’alimentari a comprare giusto un paio di cose. Pago e poi sguaino una busta di plastica che mi sono portato da casa, proprio quando la signora stava per darmene una nuova.

“Oh, bravo!”, mi fa.
La sua sorpresa non mi sorprende, ma la sua aperta approvazione sì. Anche gli altri clienti hanno sentito: la proprietaria apprezza chi si porta una busta da casa. Poi subito aggiunge: “T’hai preso il puzzo degli stranieri, eh?”
L’espressione suona un po’ strana, ma non c’è sarcasmo. C’è una sorta di ammirazione distante. Ho fatto qualcosa di buono ma alieno, e gli alieni di solito sono cattivi. O, quantomeno, puzzano.

Ripenso ai mesi che mi sono serviti, arrivato in Olanda, per imparare a prendere con me una busta per andare a far la spesa. Mesi per far diventare automatica l’equazione spesa = busta + soldi + chiavi, che adesso mi viene in mente senza sforzo quando mi accorgo che è finito il pane. Mi è sempre sembrata una cosa sensata, ma alla fine l’ho trasformata in abitudine più per conformismo che non per salvare ambiente o portafogli.

Rispondo: “Eh, dài, ma pian piano ci arriviamo anche noi.”
Lei lo prende come un auspicio, ma scuote la testa. Ha l’impressione che non cambi mai niente, probabilmente. E che quelle siano pratiche da forestieri e poco profumate. Invece la mia è proprio un’affermazione: ci arriviamo.

Era l’estate del 2005 e io ero appena tornato da sei mesi di Erasmus in Finlandia. Avevo rinverdito il repertorio di piccole mosse per salvare il mondo: mi ricordo che guidavo di meno e più piano, e prendevo più spesso la bici. Andai all’alimentari per giusto un paio di cose, tirai fuori la mia busta, fui scherzato: “Che pensavi che qui non ci s’avesse una busta?”
Ah, ah.
Anche gli altri clienti avevano sentito.

Oggi invece la proprietaria ha cambiato idea, anche se forse non se n’è accorta, e magari si sorprende pure, ma non scherza più; inoltre io ho imparato a portarmi la busta da casa. Credo sia soprattutto così che cambiano le cose: pian piano, mentre siamo impegnati a occuparci di tutt’altro. Di un buon pranzo, per esempio.

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