Ci stiamo archiviando

2011/08/17 § Lascia un commento

“Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.”
Arthur C. Clarke


Adam Ostrow ha scritto su Mashable del suo intervento all’ultimo TEDGlobal – una doppietta tremendamente cool, un po’ come essere andati in tour con Andy Warhol e i Velvet Underground nel ’66.1 Non contento, Ostrow ha anche espresso concetti interessantissimi. O meglio, li ha accennati.

Quello di partenza è quasi un’ovvietà (tempo fa, in un momento di euforia, ci avevo persino pensato di striscio): in questo momento stiamo pubblicando sul web una quantità enorme di dati, la quale resterà online anche quando noi saremo morti e sepolti (o cremati in una pira funebre sul Gange, c’è anche quell’opzione). I nostri status updates, anche i più insipidi ed estemporanei, ci sopravviveranno; le nostre foto e i nostri video pure. Per un tempo indefinito, se non infinito, e in ogni caso oscenamente lungo.

Un enorme archivio, in pratica, che farà impazzire storici, biografi e filologi, e che sarà ancora più prezioso per chi vorrà tener viva e tramandare la memoria familiare. Per dire, immaginate di avere, al posto di quelle due foto ingiallite di vostro nonno ventenne, il suo intero profilo Facebook: è quel che succederà ai nostri nipoti.

Ma non è questo il punto, perché la parte davvero interessante arriva adesso: Ostrow ipotizza che

technology will one day be able to recreate a realistic representation of us as a result of the plethora of content we’re creating converging with other advances in machine learning, robotics and large-scale data mining.

Quasi impensabile. Cioè, sulla base dei dati che stiamo producendo, un computer sarà in grado di produrre rappresentazioni realistiche di noi stessi.2 Con l’ausilio di ologrammi (che già esistono, peraltro), butta lì Ostrow. E che saranno raccolte e consultabili in enormi antropoteche, butto lì io, principalmente perché antropoteca mi sembra una parola che vale la pena scrivere.

Leia era in differita, e non ho mai ben capito perché la proiettassero in miniatura.

Tutto ciò avrebbe implicazioni sociali e filosofiche inafferrabili, nelle quali non mi addentro. Preferisco immaginare potenziali applicazioni pratiche, giusto per dare un’idea di quanto possa essere spassoso l’avvenire.

Potendo interagire facilmente con la rappresentazione di chiunque, potremo prenderci un caffè con Saviano e Sandokan, parlare dell’agosto 2011 con un rivoltoso giovanotto londinese, guardare le Olimpiadi con Usain Bolt.

Ci faremo raccontare gli Stati Uniti da Lady Gaga, Sarah Palin e un orso grizzly, l’Islanda da Jónsi e Bjork, il Molise da Di Pietro.
Sarah Jessica Parker ci dirà cosa non metterci il venerdì sera.

Qualche burlone inviterà Nichi Vendola e Jovanotti a discutere del principio di fuffidiarietà, mentre interrogare il sottosegretario all’Economia sulla crisi sarà del tutto inutile.

[N.B. Questo post ha abbandonato ogni pretesa di serietà già da qualche paragrafo. Più precisamente, da prima della foto. Adesso non ha più nessuna ambizione. In sostanza, è un fatuo elenco di situazioni immaginarie. Buona continuazione]

Al ristorante potrebbe accogliervi Natalie Portman, chiedervi come volete la bistecca e poi volteggiare sul tavolo finché non arriva da bere, in versione cigno nero. O cigno bianco, se la bistecca l’avete chiesta al sangue.

Matteo Renzi ci farà da guida turistica a Firenze, snocciolando aneddoti sui suoi giorni da sindaco e consigliando il chiosco giusto per mangiare il lampredotto.3
Renzo Bossi sarà presenza fissa nei corsi di autostima.

Poi ci saranno degli inconvenienti. Ad esempio, dato che dei nostri avi sapremo tutto, Christopher Walken non avrà più bisogno di presentarsi a casa nostra per raccontarci la storia dell’orologio: la conosceremo a menadito. E quindi non ci troveremo mai a dover rispedire in bagno a fucilate John Travolta. Peccato.

Che poi noi comuni immortali saremo rievocati principalmente dalla nostra progenie, magari sotto Natale, o da qualche creditore livoroso. E solo per qualche misero secolo, dopo basta, resteremo sostanzialmente anonimi, ma su larghissima scala. Invece che da poche migliaia di persone per poco meno di un secolo, saremo ignorati da miliardi di persone per l’eternità. Alcuni ne saranno offesi, altri parecchio sollevati.

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1 Ovviamente, se là fuori ci fosse ancora qualcuno che non ha capito che siamo dentro una gigantesca e rapidissima rivoluzione, è bene che si svegli. Fateglielo sapere. Perché non solo sono cambiate molte cose, non solo ne stanno cambiando moltissime, ma ne saranno già cambiate una quantità esagerata prima che riusciate finalmente ad ascoltarvi tutto Battiato. Molto prima.
2 C’è già chi, ad esempio, afferma di poter predire il nostro prossimo tweet.
3 Quello a porta Romana, direi.

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