L’arte di saper smettere

2011/07/01 § 1 Commento

Scorrono immagini di Lady D, Rodolfo Valentino e James Dean:
“All these people… they are all dead.”
“Yes… but immortal nevertheless. They won’t get old or fat. They won’t get sick or feeble.
They are beyond fear because they are… forever young. They’re gods…”
da The imaginarium of Doctor Parnassus, ultimo film di Heath Ledger.

Bobby Womack non è più lui. Adesso è un trattato sull’importanza di ritirarsi in tempo. Il mese scorso ho assistito a un suo concerto: non ha più voce, né controllo di sé. Vederlo è stato imbarazzante e la performance di conseguenza terribile. Accudito dalle coriste, Bobby era incapace di togliersi la giacca o bere senza l’aiuto di qualcuno, e l’unica emozione che ha saputo trasmettere è stata umana compassione.

Quando ha fatto Across 110th Street mi son trovato a sperare che gli prendesse un colpo seduta stante, così da porre fine a quella devastazione, una volta per tutte. Non un bel pensiero, lo so.

Questo è uno dei rari momenti in cui non è seduto. L'asciugamano al collo tradisce tutto il suo affanno (a meno che Bobby non sia un autostoppista intergalattico, ovviamente).

Vasco Rossi, forse, ha capito in tempo. Non scrive niente di significativo dagli anni ’90, ma i suoi concerti sono ancora dignitosi. Però stava diventando la caricatura di se stesso, è un buon segno che abbia deciso di rallentare.

Jeff Buckley, invece, non ha mai avuto di questi problemi. Mina neppure.

L’artista a volte muore assieme al suo involucro, più spesso se ne va ben prima. Il tempo passa anche per i più tenaci o testardi e saper smettere al momento giusto è un grande pregio. Perché poche cose sono così malinconiche come vedere qualcuno che si sforza inutilmente di ritornare se stesso, finendo per uccidersi da vivo davanti agli occhi del proprio pubblico.

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§ Una risposta a L’arte di saper smettere

  • Bisognerebbe avere l’intelligenza di fare ciò che ha fatto Greta Garbo.
    Magari lasciare all’apice è crudele… ma appena si notano delle flessioni, bisognerebbe trovare la forza di ammmettere che il momento d’oro è passato. Nessun artista può essere creativo in eterno, così come nessun atleta può continuare a vincere fino ai 90 anni.

    Da grande fan degli U2, ora provo solo pena per loro, e per Bono, che, avendo perso tutta la voce, forse dovrebbe lasciarci il ricordo di come incantava il suo pubblico 20 anni fa…

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