Il pallone ha ripreso a rotolare

2011/07/29 § 5 commenti

Difatti negli ultimi giorni sono successe almeno tre cose imprescindibili.

Lille e Olympique Marsiglia si sono giocati la Supercoppa di Francia troppo presto. Nel senso che, il 27 di luglio, nessuno in campo aveva comprensibilmente i novanta minuti nelle gambe. Al 70° il Lille conduceva per 2-1. Poi la fatica ha preso il sopravvento, le due squadre hanno abbassato la guardia come pugili stanchi e son fioccati i pugni in faccia. È finita 5-4.

 
In Brasile non c’è bisogno di giustificarsi con la scarsa condizione fisica: le partite finiscono 5-4 comunque. In questa folle Santos-Flamengo ci sono una tripletta di Ronaldinho, un rigore parato in palleggio e un gol pazzesco dell’astro nascente Neymar.

 
Poi, siccome Xavi non è più un ragazzino, la Cantera del Barcellona ha sfornato un nuovo fenomenale centrocampista, peraltro dal nome raffinatissimo: Thiago Alcantara. Come si evince da questi due gol al Bayern Monaco, il giovine pò esse’ fero e pò esse’ piuma.1 Inoltre non solo è il figlio di Mazinho, ma è anche nato in provincia di Brindisi. Fermi lì però, non pensateci nemmeno: gioca già per la Spagna.

————————
1 Mario Brega in Bianco, rosso e Verdone, 1981.

Ritratto di Vittorio Feltri

2011/07/26 § 3 commenti

C’era una volta un cucciolo solo e codardo, che crebbe rabbioso e spietato. Oggi indossa un vestito di sobrietà bergamasca, fuma spesso la pipa e non ride mai per non mostrare le zanne. Scrive su il Giornale (prima scriveva su Libero, prima ancora su il Giornale, prima ancora su Libero, prima ancora su il Giornale, eccetera), si firma Vittorio Feltri.

Ha speso molta della sua esistenza a convincersi di vivere in un mondo dove ognuno è in fondo come lui, solo più stupido. Disprezza quasi tutto, si è soppresso le emozioni come un romantico deriso. Ormai è morto da così tanto tempo che neppure se lo ricorda più, e della sua scelta di restare solo non si è mai dispiaciuto nessuno.

Da predatore navigato, riverisce il potere e non lo sfida mai. Da belva feroce, adora infierire quando il cadavere è ancora caldo, con efferatezza coltivata con cura ed esibita con orgoglio, incrementando la tiratura e sfamando il suo ego di villain. Lo fece con Baldoni1, lo ha fatto ieri coi ragazzi di Utøya.2

I suoi occhi, a guardarli, non sono cattivi, semplicemente vuoti. Quel cucciolo è ancora lì dentro, da qualche parte, e sprona ogni giorno il cagnaccio a proteggerlo, nasconderlo, abbaiare più forte, azzannare con più violenza. Perché per Feltri la scelta non è mai stata tra l’essere amato o temuto, ma tra l’essere temuto e il morire di paura.

————————
1 Scrisse a proposito di Baldoni: “Un uomo della sua età, moglie e due figli a carico, avrebbe fatto meglio a farsi consigliare da Alpitour, anziché dal Diario, la località dove trascorrere vacanze sia pure estreme (si dice così?). Evidentemente, da buon giornalista della domenica egli ha preferito cedere all’impulso delle proprie passioni insane per l’Iraq piuttosto che adattarsi al senso comune.”
2 Alcuni ragazzi norvegesi gli hanno risposto, nel merito e senza insulti, e vale davvero la pena leggere.

Pignorare il Partenone

2011/07/22 § 9 commenti

“No, non ci siamo per niente. Signori, qua servono maggiori garanzie!”, dichiarò il finlandese durante il negoziato.
“Ma ve le abbiamo già date le garanzie”, ribatté il greco.
“Mi dispiace, ma noi non possiamo permetterci certi rischi. Insomma, stiamo parlando di un sacco di soldi, mica possiamo pensare di buttarli. Lo sapete, sono tempi duri per tutti.”
“Dove vuoi arrivare?”, chiese l’austriaco.
“Ecco”, iniziò il finlandese, “io stavo pensando al Partenone. E anche all’Acropoli”.
“Ah…” fece il greco, allentandosi la cravatta.
“Sì, più alcune isole, diciamo tre o quattro. Poi più avanti vediamo quali. Che ve ne pare?”
“Lo sapevo che dovevo fare medicina”, pensò il greco.

Seguirono alcuni secondi di silenzio. Il vento aprì una finestra, entrarono due tumbleweed. Il portoghese guardò l’orologio.

E l’italiano si disse: “Diamine. D’ora in poi quella scena non sarà più così surreale.”

Basta con ‘sto “popolo della rete”

2011/07/16 § 9 commenti

Che i principali media italiani fatichino ad accettare internet come una realtà consolidata si capisce anche dall’ostinazione ormai anacronistica con la quale utilizzano l’espressione il popolo della rete, o simili.

È questo un modo un po’ patetico e un po’ ridicolo di creare una distanza che non c’è, e sarebbe ora di farla finita. Il popolo della rete sono le persone, siamo noi. Sarebbe come parlare del popolo dei supermercati, o di quello dei telefonini. Non sto dicendo che siamo iperconnessi come i finlandesi, ma mercoledì scorso è uscito un rapporto del Censis che illustra come ormai è la maggioranza assoluta degli italiani a usare la rete. Un bel traguardo. Il commento più bello? Questo.

E la cosa più divertente, o avvilente, è che a insistere con questa etichetta siano gli stessi siti web. Un esempio, ma ce ne sono a vagonate: Il Sole 24 ore che titola «Popolo della rete contro AgCom». No, non stiamo parlando di te, affezionato lettore che ci stai leggendo online. Stiamo facendo riferimento a una generica entità, abbastanza incazzata, che si sta opponendo alla delibera da qualche altra parte del web, presumibilmente molto lontano. Non ti preoccupare. Non ti unire ai rivoltosi. Resta qua. Cliccaci ancora.

Va da sé che titolare un semplice «Proteste contro l’AgCom» sarebbe molto più corretto. Ma d’ora in avanti potremmo fare una cosa piccola e semplice. La prossima volta che leggiamo un titolo del genere, facciamolo notare nei commenti (se e quando sono abilitati). Potrebbe funzionare, anche a rischio che qualche scellerato finisca per scrivere «Popolo della rete contro l’espressione popolo della rete».

Google+ e la fine di fandom, likes and friends

2011/07/12 § 8 commenti

Facebook è migliorato relativamente poco negli ultimi due o tre anni. Avrebbe potuto utilizzare l’assenza di concorrenti per sperimentare e innovare, invece si è seduto a specchiarsi.

Su Fb si respira un’aria di positività forzosa e artificiale che, più di ogni altro difetto o mancanza tecnica, credo che finirà per scavare la fossa a Mark Z (a meno di cambiamenti drastici): siamo tutti amici, se non siamo amici siamo dei fan, e ci piacciono un sacco di cose. Sembra il mondo edulcorato di un teenager.

Volevo approfondire maggiormente la questione, ma ho deciso di prediligere la rapidità di pubblicazione per sottolineare le specificità e potenzialità di Google+ con il seguente piccolo esempio/esperimento.

Mentre scrivevo ho letto questo post di Federico Mello, che parla di G+ e invita i lettori ad andare a discuterne direttamente sul suo profilo. Così ho fatto: ho cliccato, ho inserito Mello in una delle mie cerchie – senza il problema di dover diventare un suo fan – e immediatamente ho potuto accedere alla discussione, senza dover aspettare di essere “approvato”.

Una volta lì ho detto la mia, che è un po’ il primo paragrafo di questo post – senza neanche il pensiero di centinaia di amici potenzialmente informati del mio commento – e Federico si è pure trovato d’accordo. Poi sono tornato qui e ho aggiornato questo post, che adesso pubblico e poi linko nella conversazione, sperando di dare un bel contributo. Si potrebbe fare tutto questo su Facebook, con questa immediatezza e facilità?

L’Olanda in tre parole

2011/07/11 § 12 commenti

“Language is the picture and counterpart of thought”
Mark Hopkins
1) GOEDKOOP

Gli olandesi hanno il senso degli affari e sono storicamente dei mercanti. Secoli di austero calvinismo, che è lo zio del capitalismo, hanno plasmato un popolo abbiente ma morigerato, che non ama spendere e adora sconti e saldi.

Economico/cheap si dice goedkoop. La parola è composta da altre due: goed, che vuol dire buono/good, e koop che invece sta per acquisto. Quindi se è economico è di conseguenza un buon acquisto, e un buon acquisto è tale se economico. Non se ne esce.

2) VRIJEN

Detto dello spirito mercantile, tra i prodotti che si vendono in Olanda c’è il sesso. Come noto, la prostituzione è legale e regolamentata, così come i bordelli. Poi per molti olandesi parlare di sesso è normale come parlare del tempo. E del tempo si conversa spesso: che sia bruttino (probabile) oppure bello (succede), si commenta quel che arriva tra ironia e rassegnazione.

Vrijen significa fare all’amore, nell’accezione più romantica del termine. Ik vrij è io faccio all’amore. Ma il significato principale di vrij rimane libero/free. In olandese, fare all’amore e libero sono la stessa parola. Pensateci, la prossima volta che vedete Belpietro.

3) EENTJE

Quello olandese è il popolo più alto del mondo, ma curiosamente adora il piccolo. Se si esclude l’aeroporto di Schiphol, in Olanda non c’è niente di enorme. Non gli edifici, non le piazze, non le strade né, chiaramente, i rilievi montuosi. Il diminuitivo si fa aggiungendo il suffisso -je, o a volte -tje, ed è abusato. Hond (cane) diviene spesso hondjejongen (ragazzo) è jongentje, e così via. Nei pub si giunge all’apoteosi delle dimensioni ridotte: birre, bicchieri di vino o tazze di tè sono esclusivamente biertjeswijntjes o kopjes thei  e precedono, accompagnano o seguono l’ubiquo brootje, il panino.

Ma a volte si esagera. Ordino un lumpia (sorta di involtino primavera) a un chioschetto indonesiano. Uno si dice één. C’è un po’ di ressa e il ragazzo mi ha capito, ma ne vuole esser certo e mi chiede: “Ééntje?”. Che?? Lì vado in crisi logico-matematica. Ééntje??? Io ne vorrei uno, che intende per ééntje?? Me ne vuol dare uno più piccolo? Ma perché? Poi son tutti uguali ‘sti lumpia. Me ne vuol dare quasi uno? Tipo 0,92 lumpia? Vacilla tutta una serie di certezze acquisite ai tempi delle elementari. Mancherà un pezzo? Gli darà un morso lui?

Poi me lo son mangiato, il lumpia. Sembrava proprio uno. E anche buono, ci mancherebbe, però non son riuscito a togliermi dalla testa quella sensazione di pochezza. Così ho preso e ne ho comprato un altro, e il mercante ha vinto ancora.

Sono immortale

2011/07/08 § 4 commenti

Ho pensato anche questo, a un certo punto di questi ultimi due giorni surreali, mentre quel post veniva letto e incensato oltre ogni mia più rosea aspettativa. Più precisamente, ho pensato di essere diventato davvero immortale nel momento in cui ho realizzato che, secondo Francesco Costa, ho descritto “l’eccezionalità di quella partita come nessuno aveva fatto prima”. Mi son detto: se ciò è vero (e ho sempre pensato Francesco come uno attendibile), siccome quel match è virtualmente immortale, allora è immortale anche il post, e io di riflesso.

Questo per darvi un’idea dei livelli di vanagloria che mi sono permesso di raggiungere in alcune fasi delle ultime 48 ore. Mi son creduto la reincarnazione di Joyce e, a dirla tutta, mi davo fastidio da solo. Però credo fosse inevitabile. Sfido chiunque a mantenere la calma se, al post numero 6 di un blog che non ha nemmeno due settimane di vita, succede che:1

a) Mr. Giovanni Fontana (padre spirituale!), non solo ripropone il pezzo a sua volta, ma lo etichetta “capolavoro assoluto” e “post dell’anno”;

b) pure il prof. Beccaria riposta, aggiungendo che “la parte su Gilardino e Del Piero è da premio Pulitzer”;

c) di Francesco Costa ho già detto;

d) alcuni commenti fanno venire il magone. Ad esempio c’è Paolo che dice: “Da inserire nelle antologie di letteratura italiana dei licei. Ti amo.”
Narno ha usato termini quali “commovente” e “grandioso”, e mi ha inoltre segnalato, in gran segreto, due o tre refusi abbastanza imbarazzanti (grazie).
Invece Emilio, in lacrime, si è prodotto in una standing ovation. E nessuno di loro è mia mamma, ne sono quasi sicuro.

Ovviamente io, di tutto questo, sono felicissimo. Però devo e voglio chiarire che ero, anzi, sono in una fase iniziale e sperimentale, in cui dovrei prendere confidenza col mezzo, vedere cosa mi riesce meglio (il commento di partite epiche della nazionale mi viene bene, ho appurato, però temo che il materiale commentabile non abbondi). Quindi ho chiamato una sorta di time out per fare il punto della situazione e raccomandarmi con voi di tenere presenti queste cose. Sì, per un po’ ci ho pensato a continuare come se nulla fosse, postare qualcosa, un post qualsiasi su, che ne so, l’importanza dei fori nelle scatole per pizza, o Stanley Kubrick. Ma poi mi è sembrato ridicolo, innaturale, quasi disumano.

Inoltre non sono certamente il solo a essere contento dell’accaduto, perché in realtà quel post è stata una bella sorpresa per tanti, e non è mica mio, è di chi se l’è goduto, esattamente come la partita. Quindi credo sia anche il caso di fermarsi qui e festeggiare un po’, fosse solo per mezzo secondo. Perché le cose belle, quando succedono, è bene celebrarle. Poi si ricomincia, ma un po’ più contenti. Bentrovati, grazie a tutti, eddaje!

————————

1 Ho fatto questo riepilogo non per vanità, ma per una ragione molto più seria: dovevo esorcizzare questa manciata di fantastici elogi, che ha avuto un effetto per certi versi simile a quello di una caterva di insulti. Infinitamente più piacevole, certo, ma ugualmente scioccante.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per luglio, 2011 su eddaje!.