Ritratto di Domenico Scilipoti

2011/06/29 § Lascia un commento

Fermarsi a pensare al funzionamento del corpo umano può dare le vertigini. Decine di organi imprescindibili, litri di fluidi circolanti, costante rinnovamento dei tessuti: la nostra intera esistenza, a partire dal nostro prossimo respiro, dipende da combinazioni di eventi la cui complessità è generalmente ignorata solo a causa della loro ancor più eccezionale ordinarietà.

In tutto questo scorrere e pulsare, un’inquietudine speciale arriva pensando a un semplice neo. Perché sappiamo che in determinate circostanze una qualunque di queste macchioline, anche la più piccola e insignificante, magari dopo decenni di anonimato può svegliarsi e, per ragioni insondabili, degenerare completamente mettendo a repentaglio da sola l’intero organismo. Una cosa davvero spiacevole.

Domenico Scilipoti è degenerato il 14 dicembre 2010. Lo ha fatto in una giornata raggelante per la democrazia, dimostrando estro e senso dell’umorismo. Padre fondatore di un gruppo parlamentare dall’esilarante nome di Iniziativa Responsabile, questa versione nociva e chiassosa di Danny DeVito ha contribuito in modo decisivo a tenere in sella il “governo” Berlusconi, riuscendo al contempo a pagare alcuni immigrati affinché inscenassero una manifestazione a suo favore. Un inizio strepitoso.

In quello che per altri è stato un buon motivo per defilarsi, lui ha visto una rampa di lancio. Si è dato in pasto ai media e si è fatto masticare, senza che nessuno riuscisse a digerirlo: Scilipoti è un chewing gum radiotelevisivo, sputato da una trasmissione all’altra mentre l’audience sale. Quando è in onda, egli imperversa perché non ha principi né dignità da difendere, ma solo la sua assolutamente indifendibile vicenda “politica”. Se in difficoltà, s’infuria e sbraita fino a fine trasmissione, quando necessario, con eccessiva vitalità. Il suo eloquio è intenzionalmente vacuo e così fumoso da risultare immune ai solidi argomenti.

Ma la cosa tremenda è che Scilipoti, sotto sotto, si sta divertendo. Glielo si legge in quegli occhi inafferrabili. Disquisisce di responsabilità, di medicina, di religione; parla di sé in terza persona; urla, insulta, s’imbestialisce, s’indigna. Ma dentro si sganascia, perché sa di avercela fatta. Mitomane, paraculo e opportunista, il ginecologo Domenico Scilipoti è figlio prediletto e sintesi di un mondo in cui l’amoralità è un dono. E sembra quasi di vederlo, quel 14 dicembre, chiuso in un bagno di Montecitorio a cercare di trattenere le risate: una mano grassoccia premuta sulla bocca e l’altra che zittisce il cellulare, mentre la sua piccola anima è intenta a ringraziare quello strano dio che gli avrebbe concesso, infine, di realizzare i propri bisogni.

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