L’Olanda in tre parole

2011/07/11 § 12 commenti

“Language is the picture and counterpart of thought”
Mark Hopkins
1) GOEDKOOP

Gli olandesi hanno il senso degli affari e sono storicamente dei mercanti. Secoli di austero calvinismo, che è lo zio del capitalismo, hanno plasmato un popolo abbiente ma morigerato, che non ama spendere e adora sconti e saldi.

Economico/cheap si dice goedkoop. La parola è composta da altre due: goed, che vuol dire buono/good, e koop che invece sta per acquisto. Quindi se è economico è di conseguenza un buon acquisto, e un buon acquisto è tale se economico. Non se ne esce.

2) VRIJEN

Detto dello spirito mercantile, tra i prodotti che si vendono in Olanda c’è il sesso. Come noto, la prostituzione è legale e regolamentata, così come i bordelli. Poi per molti olandesi parlare di sesso è normale come parlare del tempo. E del tempo si conversa spesso: che sia bruttino (probabile) oppure bello (succede), si commenta quel che arriva tra ironia e rassegnazione.

Vrijen significa fare all’amore, nell’accezione più romantica del termine. Ik vrij è io faccio all’amore. Ma il significato principale di vrij rimane libero/free. In olandese, fare all’amore e libero sono la stessa parola. Pensateci, la prossima volta che vedete Belpietro.

3) EENTJE

Quello olandese è il popolo più alto del mondo, ma curiosamente adora il piccolo. Se si esclude l’aeroporto di Schiphol, in Olanda non c’è niente di enorme. Non gli edifici, non le piazze, non le strade né, chiaramente, i rilievi montuosi. Il diminuitivo si fa aggiungendo il suffisso -je, o a volte -tje, ed è abusato. Hond (cane) diviene spesso hondjejongen (ragazzo) è jongentje, e così via. Nei pub si giunge all’apoteosi delle dimensioni ridotte: birre, bicchieri di vino o tazze di tè sono esclusivamente biertjeswijntjes o kopjes thei  e precedono, accompagnano o seguono l’ubiquo brootje, il panino.

Ma a volte si esagera. Ordino un lumpia (sorta di involtino primavera) a un chioschetto indonesiano. Uno si dice één. C’è un po’ di ressa e il ragazzo mi ha capito, ma ne vuole esser certo e mi chiede: “Ééntje?”. Che?? Lì vado in crisi logico-matematica. Ééntje??? Io ne vorrei uno, che intende per ééntje?? Me ne vuol dare uno più piccolo? Ma perché? Poi son tutti uguali ‘sti lumpia. Me ne vuol dare quasi uno? Tipo 0,92 lumpia? Vacilla tutta una serie di certezze acquisite ai tempi delle elementari. Mancherà un pezzo? Gli darà un morso lui?

Poi me lo son mangiato, il lumpia. Sembrava proprio uno. E anche buono, ci mancherebbe, però non son riuscito a togliermi dalla testa quella sensazione di pochezza. Così ho preso e ne ho comprato un altro, e il mercante ha vinto ancora.

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§ 12 risposte a L’Olanda in tre parole

  • Tecniche di marketing iper collaudate…. ;)
    Condividi la mia impressione che gli olandesi siano un popolo di “belli”? Secondo me fanno a gara con gli svedesi….

  • belli esteticamente dicevo, sono quasi tutti alti/e, con un bel fisico… ;) Sono un po’ tutti uguali, forse…

  • Luciano scrive:

    vero che goedkoop e’ buon acquisto, ma duur=costoso, e’ anche durevole, cioe’ che dura a lungo. Adesso la scelta sull’acquisto e’ molto piu’ ardua: compro la versione goodkoop=”buon acquisto” o la versione duur=”che dura”. E’ dura!

    • Matteo scrive:

      Ottima osservazione!
      Direi che fare un buon acquisto è comunque più allettante, perché è una scelta che conviene sempre, mentre la durevolezza a volte è ininfluente, tipo se devo comprare… biglietti per un concerto, un taglio di capelli, del tonno in scatola. Ma spesso sì, è proprio dura!

  • Alfonso Bronzin scrive:

    Non era solo il post sulla partita… E’ che sei proprio bravo! Il pezzetto sul significato di fare l’amore/essere libero poi è bellissimo… Via il timore di dosso e scrivi! :)

  • Oyasuminasai scrive:

    Quindi “Eddaje” volendo è anche un piccolo “Edda”? Un saluto dai calciatori capelloni :)

  • Paolo scrive:

    Hahaha fantastica! A quando un post sulla fissazione che hanno con il pesto e il vitello tonnato??

    • Matteo scrive:

      Sparare a zero sulla cucina olandese sarebbe troppo facile e forse ingiusto. Probabilmente infilerò un paio di cosette sarcastiche in un elogio delle bitterballen che ho in mente di scrivere.

  • Ila scrive:

    Riprendendo il punto 2, in svedese sposata/o e veleno si dicono allo stesso modo: “gift”.
    Che invece sappiamo che cosa significa nell’altra lingua sassone a noi più nota, l’inglese.
    Ecco.

    • Matteo scrive:

      Ma senti un po’ gli svedesi!
      In olandese sposare si dice trouwen, che significa anche lealtà, fede, fedeltà. Ne avevo parlato una volta con dei portoghesi, che mi facevano notare che è parecchio significativo anche il portoghese (e spagnolo) casar, che in forma un po’ diversa abbiamo anche noi con accasarsi.
      Insomma, bisogna stare attenti a dove ci si sposa, perché in Svezia ci s’avvelena, in Iberia ci si chiude in casa e in Olanda ci si è fedeli: mi sembra non ci siano dubbi su quale sia l’opzione migliore.

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